Si chiude la parabola di uno dei nomi più rilevanti nella storia recente della ‘ndrangheta calabrese. Giuseppe Commisso, detto “U Mastru”, 79 anni, reggente del locale di Siderno e figura di primo piano del mandamento jonico della ‘ndrangheta, è morto mentre si trovava detenuto al regime del 41-bis in un carcere del Nord Italia. Le circostanze esatte del decesso non sono ancora del tutto chiarite, e la famiglia ha già presentato un’istanza alla Procura di Milano chiedendo di fare piena luce su quanto accaduto.
Il mistero sulle ultime ore: ospedale o carcere?

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Secondo le prime informazioni, le condizioni di salute di Commisso si sarebbero aggravate negli ultimi giorni. La morte sarebbe avvenuta dopo un trasferimento in ospedale, ma su questo punto emergono versioni contrastanti: alcune fonti collocano il decesso direttamente all’interno dell’istituto penitenziario. La salma non è stata ancora trasferita a Siderno, in attesa delle decisioni dell’autorità giudiziaria. Non si esclude che possano essere disposti accertamenti ulteriori, inclusa l’autopsia, per chiarire le cause esatte della morte. Anche le modalità delle esequie restano sospese: si va verso funerali in forma riservata, con possibili limitazioni stabilite dalla Questura di Reggio Calabria.
Chi era “U Mastru”: dalla lavanderia di Siderno al vertice della ‘ndrangheta
Giuseppe Commisso era conosciuto dagli investigatori da decenni. Arrestato nel 2010 nell’ambito della grande operazione Crimine — che aveva smontato gli equilibri interni della ‘ndrangheta reggina — era indicato come uno dei vertici della cosiddetta “provincia”, il direttorio che governa l’organizzazione. Era considerato il reggente del locale di Siderno e un nodo strategico nei rapporti tra la ‘ndrangheta calabrese e le sue ramificazioni estere.
Elemento chiave di quelle indagini furono alcune intercettazioni ambientali effettuate nella sua lavanderia di Siderno, l'”Ape Green”, ritenuta dagli investigatori una vera e propria base operativa della cosca e centro di relazioni con le altre figure apicali dell’organizzazione. Un’attività commerciale di copertura che nascondeva — secondo i magistrati — una rete di relazioni e affari su scala internazionale.
Condanne pesanti: 14 anni per Crimine, 20 anni per gli appalti
Il percorso giudiziario di Commisso è stato lungo e pesante. Nel 2012 era stato condannato con rito abbreviato a 14 anni e 8 mesi nell’ambito del processo Crimine. Nel 2015 era arrivata un’ulteriore condanna a 20 anni per infiltrazioni negli appalti pubblici, in un’inchiesta condotta dalla Polizia di Stato che aveva rivelato come i tentacoli della cosca si estendessero ben oltre il narcotraffico.
Il “Siderno Group” in Canada e le rotte del narcotraffico
Le indagini su Commisso avevano ricostruito un sistema criminale con una dimensione davvero globale. La famiglia Commisso è storicamente egemone all’interno del famigerato “Siderno Group” in Canada, una delle ramificazioni più radicate e potenti della ‘ndrangheta nel Nord America. Le connessioni si estendevano anche all’Australia. Sul fronte del narcotraffico, gli investigatori avevano individuato rotte con approdi strategici attraverso il porto di Gioia Tauro, uno degli snodi più importanti del Mediterraneo per il transito della cocaina verso l’Europa.
Funerali in forma riservata, possibile autopsia
Con la morte di “U Mastru” scompare una figura che ha attraversato decenni di processi, inchieste e condanne, contribuendo a delineare l’evoluzione della ‘ndrangheta nella Locride e i suoi legami con il crimine organizzato internazionale. Resta da chiarire ogni aspetto legato alle circostanze del decesso — e l’istanza presentata dalla famiglia alla Procura di Milano indica che quella chiarezza non è ancora arrivata.