La notte è stata squarciata da un lampo improvviso, seguito da un boato che ha fatto vibrare i palazzi e tremare le strade. In pochi secondi il silenzio si è trasformato in caos: sirene, vetri in frantumi, il rumore secco delle esplosioni che rimbalzava tra i quartieri di Kiev. Un attacco senza precedenti ha colpito la capitale ucraina, segnando uno dei momenti più drammatici delle ultime settimane di guerra.
Secondo le autorità ucraine, l’offensiva notturna è stata condotta con un impiego massiccio e coordinato di droni e missili, in una strategia pensata per saturare le difese aeree e colpire contemporaneamente più obiettivi. A essere danneggiate non sono state soltanto infrastrutture militari, ma anche edifici civili, reti energetiche e simboli della diplomazia internazionale.
Colpita l’ambasciata del Qatar: allarme diplomatico
Tra i bersagli colpiti figura anche l’ambasciata del Qatar a Kiev. Un episodio che ha immediatamente acceso l’allarme sul piano internazionale. Il presidente Volodymyr Zelensky ha denunciato pubblicamente l’accaduto, sottolineando la gravità di un attacco che coinvolge la sede diplomatica di uno Stato impegnato attivamente nei tentativi di mediazione tra Mosca e Kiev.
Il Qatar ha svolto un ruolo centrale nei negoziati umanitari, in particolare per lo scambio dei prigionieri di guerra e il rimpatrio dei civili ucraini, inclusi numerosi bambini trasferiti in territorio russo. Colpire un’ambasciata significa superare una soglia che va oltre il piano militare, trasformando l’azione bellica in un messaggio politico diretto alla comunità internazionale.
Droni, missili e armi ipersoniche
Il bilancio dell’offensiva parla di numeri impressionanti. Le autorità di Kiev riferiscono di oltre duecento droni e decine di missili lanciati in più ondate nel corso della notte. Ma l’elemento che ha destato maggiore preoccupazione è l’impiego di missili balistici a medio raggio di nuova generazione, capaci di viaggiare a velocità ipersoniche e di mettere in difficoltà i sistemi di intercettazione.
Secondo gli analisti, la strategia russa punta a colpire le infrastrutture critiche del Paese, lasciando la popolazione civile senza elettricità, acqua e riscaldamento nel pieno dell’inverno. Un approccio che mira al collasso logistico e psicologico delle grandi città, aumentando la pressione sul governo ucraino.




















