Il prezzo più alto lo sta pagando la popolazione civile. Il bilancio provvisorio parla di almeno quattro morti e decine di feriti, ma il numero potrebbe aumentare con il passare delle ore. A Kiev, interi quartieri sono rimasti senza luce e senza acqua. Oltre venti edifici residenziali risultano danneggiati o distrutti, colpiti direttamente dalle esplosioni o dai detriti dei missili intercettati.
Le immagini che arrivano dalla capitale mostrano facciate sventrate, strade coperte di macerie e crateri profondi. I servizi di emergenza lavorano senza sosta, ma i danni alle centrali elettriche e alle reti idriche rendono estremamente complesso il ripristino dei servizi essenziali.
“Lasciate la città”: l’appello del sindaco
Di fronte a una situazione sempre più critica, il sindaco di Kiev Vitaliy Klitschko ha lanciato un appello drammatico alla popolazione. Il primo cittadino ha invitato chiunque ne abbia la possibilità ad allontanarsi temporaneamente dalla città, spiegando che migliaia di edifici residenziali sono attualmente privi di riscaldamento e che la rete idrica è fortemente compromessa.
Secondo quanto riferito dalle autorità locali, oltre seimila complessi abitativi risultano senza fonti di calore. Un dato particolarmente allarmante considerando le temperature rigide dell’inverno ucraino. L’invito è quello di trovare rifugio in zone dove le infrastrutture risultano ancora funzionanti, almeno fino a quando l’emergenza non sarà rientrata.
Paura in Europa e timore di escalation
L’attacco ha avuto un forte impatto anche fuori dai confini ucraini. Colpire una sede diplomatica e devastare una capitale europea riaccende i timori di un’escalation incontrollabile. Le cancellerie occidentali seguono con attenzione l’evolversi della situazione, consapevoli che ogni nuovo raid di questa portata riduce ulteriormente i margini di mediazione.
Mentre Kiev affronta una delle notti più buie dall’inizio del conflitto, resta una città ferita, avvolta dal rumore dei generatori e dall’odore acre del fumo. Un segnale che la guerra non solo continua, ma sta assumendo contorni sempre più pericolosi per l’intero equilibrio europeo.



















