giovedì, Luglio 2

Liliana Resinovich, il giallo degli occhi: l’indizio che può cambiare tutto

Liliana Resinovich, il giallo degli occhi: l’indizio che può cambiare tutto

Nuovo colpo di scena nel caso Liliana Resinovich. La trasmissione Quarto Grado ha analizzato le ultime novità emerse dalla consulenza della nota anatomopatologa Cristina Cattaneo e dal parere di Raffaele Barisani, consulente di Sebastiano Visintin, marito della donna.

Foto di Liliana Resinovich, il caso riaperto grazie al nuovo indizio sugli occhi

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Liliana, la 63enne scomparsa e ritrovata senza vita lo scorso anno nel parco dell’ex ospedale psichiatrico di San Giovanni, a Trieste, potrebbe essere morta per soffocamento indotto in maniera lenta e graduale. A suggerirlo è un dettaglio sui suoi occhi: l’assenza di petecchie congiuntivali, ossia le piccole emorragie tipiche dello strangolamento o del soffocamento violento.

L’ipotesi dei sacchetti sulla testa

Secondo la ricostruzione di Barisani, Liliana sarebbe stata soffocata con dei sacchetti di plastica, probabilmente messi sul suo capo dall’assassino per impedirle di respirare. Un metodo più “dolce” e graduale rispetto alla pressione violenta di mani o tessuti sul volto. “L’assenza di petecchie negli occhi avviene quando la morte per asfissia è più lenta, come nel caso di un sacchetto”, spiega il consulente di Visintin.

L’ipotesi è che l’assassino abbia utilizzato i sacchetti non solo per uccidere Liliana, ma anche per evitare tracce ematiche e facilitare l’occultamento del cadavere, poi rinvenuto in una zona appartata del parco. Una teoria che, se confermata, ribalterebbe lo scenario ipotizzato fino ad ora.

I dubbi del fratello di Liliana

Non tutti però credono a questa ricostruzione. Sergio Resinovich, fratello della vittima, resta scettico. Il suo consulente, il professor Vittorio Fineschi, precisa: “Le petecchie non sono obbligatorie in un caso di soffocamento. La letteratura scientifica riporta che nel 30% dei casi possono anche non essere presenti”.

Un parere che riapre i dubbi: si è trattato di un omicidio volontario o di una morte non pianificata, seguita da un tentativo di inscenare un suicidio? Per molti, la verità è ancora lontana.

La testimonianza di Gabriella: “Un omicidio premeditato”

Ad avvalorare la tesi dell’omicidio volontario è anche Gabriella, una cara amica di Liliana. Secondo la donna, l’assassino aveva un piano preciso: “Sicuramente quella persona aveva già le idee molto chiare. Non solo l’ha uccisa, ma ha anche inscenato un suicidio. Non si è trattato di un gesto impulsivo, ma di qualcosa di studiato a tavolino”.

La convinzione di Gabriella è che l’occultamento del cadavere e la messa in scena trovata dagli investigatori non siano casuali. Secondo lei, il killer ha voluto depistare le indagini e gettare un’ombra sulla vita privata di Liliana.

Un caso ancora aperto

Il caso Resinovich continua a dividere l’opinione pubblica e gli stessi investigatori. Dopo più di due anni dalla morte, le domande sono ancora troppe e le certezze poche. La comunità di Trieste attende risposte, mentre le nuove consulenze alimentano l’ipotesi di un delitto premeditato.

Sarà l’analisi delle nuove prove a fornire finalmente la verità? O il mistero sulla morte di Liliana Resinovich resterà senza soluzione? Solo il tempo e la giustizia potranno dirlo.