Il sistema anti-drone
Uno dei punti di forza di queste unità è il cannone navale da 76 millimetri a tiro rapido, considerato particolarmente efficace contro droni e missili a bassa quota.
Negli ultimi mesi la Marina italiana ha maturato una significativa esperienza operativa nel contrasto a droni e missili cruise durante le missioni nel Mar Rosso contro le milizie Houthi.
Si tratta di minacce molto simili a quelle impiegate dalle forze iraniane e dai gruppi alleati come Hezbollah.
L’opzione del cacciatorpediniere Caio Duilio
Tra le possibilità esaminate esiste anche l’impiego del cacciatorpediniere lanciamissili Caio Duilio, una delle unità più potenti della flotta italiana.
La nave è dotata di radar avanzati in grado di garantire una copertura fino a 350 chilometri e può intercettare anche missili balistici, offrendo una protezione di livello superiore rispetto alle fregate.
Il nodo energetico dello Stretto di Hormuz
La crisi militare si intreccia con il rischio di un blocco dello Stretto di Hormuz, passaggio strategico per il traffico energetico globale.
Da questo corridoio marittimo transita una quota significativa del petrolio e del gas destinati ai mercati europei.
Un’eventuale chiusura avrebbe conseguenze immediate sui prezzi dell’energia e sull’economia internazionale.
Il rischio per il gas italiano
L’Italia dipende in modo significativo dal gas naturale liquefatto del Qatar, che copre circa l’11% del fabbisogno totale nazionale e quasi il 45% delle importazioni di Gnl.
Una riduzione delle forniture potrebbe provocare una nuova impennata dei prezzi energetici, con effetti diretti su inflazione, industria e competitività economica.
Per questo motivo la presidente del Consiglio ha chiesto aggiornamenti costanti agli amministratori delegati di Eni e Snam, incaricandoli di elaborare scenari di rischio nel breve e medio periodo.


















