Lo scontro tra Stati Uniti ed Europa sulla Groenlandia entra in una fase più tesa. Dopo le minacce di nuovi dazi avanzate dal presidente americano Donald Trump, otto Paesi europei hanno deciso di fare quadrato, presentando una risposta politica unitaria che punta a evitare un’escalation commerciale ma al tempo stesso a difendere la sovranità europea.
In una dichiarazione congiunta, Gran Bretagna, Danimarca, Finlandia, Francia, Germania, Paesi Bassi, Norvegia e Svezia avvertono che l’uso dei dazi come strumento di pressione rischia di innescare una “spirale pericolosa”, capace di minare in profondità i rapporti transatlantici.
La risposta compatta dell’Europa alle minacce di Washington

Nel documento, i governi firmatari sottolineano che eventuali misure tariffarie verranno affrontate con una risposta unita e coordinata. L’obiettivo dichiarato è quello di evitare reazioni isolate, rafforzando invece il fronte comune europeo di fronte a pressioni economiche esterne.
La nota esprime anche piena solidarietà alla Danimarca e alla popolazione della Groenlandia, dopo le dichiarazioni di Trump sull’ipotesi di un’annessione dell’isola artica. I leader chiariscono inoltre che le esercitazioni militari europee nell’area non rappresentano una minaccia, ma rientrano negli impegni Nato per la sicurezza dell’Artico, considerato un interesse condiviso tra Europa e Stati Uniti.
Macron spinge sulla linea dura e sull’anti-coercizione Ue
All’interno del fronte europeo, la posizione più decisa arriva da Emmanuel Macron. Il presidente francese, secondo quanto riferito dal suo entourage, è impegnato a coordinare una risposta europea alle minacce tariffarie giudicate “inaccettabili”.
Parigi valuta la possibile attivazione dello Strumento Anti-Coercizione dell’Unione Europea, introdotto nel 2023 e mai utilizzato finora. Si tratta di un meccanismo pensato come ultima risorsa, che consentirebbe all’Ue di adottare contromisure mirate su commercio, investimenti e accesso al mercato per contrastare pressioni economiche da Paesi terzi.
Per l’Eliseo, l’approccio americano rischia di mettere in discussione anche la tenuta dell’accordo sui dazi raggiunto tra Unione Europea e Stati Uniti la scorsa estate.
La linea prudente dell’Italia: Tajani chiede dialogo

Su una linea più cauta si colloca l’Italia. Il ministro degli Esteri Antonio Tajani, intervenendo da Misurata, ha invitato ad abbassare i toni e a puntare sulla mediazione, sottolineando come non vi sia alcuna necessità di aprire una guerra commerciale.
Tajani ha rivendicato il ruolo dell’Italia come possibile ponte tra Washington e Bruxelles, grazie alla capacità di dialogare con entrambe le sponde dell’Atlantico. Secondo il ministro, l’esperienza maturata nei negoziati precedenti sui dazi dimostra che esistono margini per trovare soluzioni condivise, evitando contrasti che penalizzerebbero tutte le parti coinvolte.
La risposta americana resta muscolare
Da Washington, tuttavia, il messaggio non cambia. Il segretario al Tesoro Scott Bessent ha difeso la linea dura dell’amministrazione Trump, sostenendo che gli Stati Uniti “proiettano forza” mentre l’Europa mostrerebbe debolezza.
Bessent ha ribadito l’interesse strategico americano sull’Artico, definendo la Groenlandia essenziale per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti, anche alla luce dei nuovi sistemi di difesa in fase di costruzione. Su questo fronte, ha chiarito, non sono previsti compromessi.
Un equilibrio fragile tra unità europea e mediazione
Tra minacce di dazi e tensioni geopolitiche, il confronto si sposta sempre più su un terreno politico. L’Europa prova a mostrarsi compatta, dotandosi di strumenti comuni e di una linea condivisa, mentre al suo interno convivono approcci diversi.
Da un lato la fermezza di Parigi e Berlino, dall’altro la prudenza di Roma, nel tentativo di evitare che la sfida commerciale con Washington degeneri in uno scontro aperto con conseguenze difficilmente reversibili.



















