Emergono nuovi dettagli sulla tragedia che ha sconvolto le Maldive e il mondo della subacquea internazionale. Secondo il team finlandese che ha partecipato alle operazioni di recupero, i cinque sub italiani morti nella grotta sommersa di Vaavu Atoll sarebbero stati a pochi minuti dalla possibilità di tornare in superficie.
A parlare è stato Sami Paakkarinen, uno dei soccorritori intervenuti dopo la scomparsa del gruppo avvenuta durante un’immersione tecnica il 14 maggio scorso. Il sommozzatore finlandese ha spiegato che alla base della tragedia potrebbe esserci stato un “tragico errore umano”, aggravato dall’utilizzo di attrezzature considerate non adeguate per una grotta così complessa.
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“Erano a pochi minuti dalla superficie”

Secondo quanto raccontato da Paakkarinen, i cinque italiani sarebbero morti a circa 200 piedi di profondità, equivalenti a oltre sessanta metri sott’acqua. Il soccorritore ha spiegato che, una volta individuato il percorso corretto, il punto in cui si trovavano i corpi distava soltanto pochi minuti dalla risalita verso l’esterno.
“Erano praticamente a circa 15 minuti dalla superficie”, avrebbe raccontato il sub finlandese durante l’intervista rilasciata ai media britannici.
Un dettaglio che rende ancora più drammatica la ricostruzione degli ultimi istanti vissuti dal gruppo.
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L’ipotesi dell’errore umano
Secondo il team di recupero, la causa più probabile della tragedia sarebbe il disorientamento all’interno della grotta sommersa. Paakkarinen ha spiegato che negli incidenti di speleologia subacquea il fattore umano rappresenta molto spesso l’elemento decisivo.
“Nella maggior parte degli incidenti in grotta la causa principale è quasi sempre l’errore umano”, ha dichiarato. Quattro dei cinque corpi sarebbero stati trovati molto vicini tra loro, particolare che potrebbe indicare il tentativo del gruppo di restare compatto mentre cercava di ritrovare il passaggio verso l’uscita.
Le bombole e l’attrezzatura sotto osservazione
Uno degli aspetti più delicati riguarda proprio l’attrezzatura utilizzata dai sub italiani durante l’immersione.
Secondo il soccorritore finlandese, il gruppo non disponeva di alcuni strumenti considerati fondamentali per le immersioni in grotta.
“L’attrezzatura con cui li abbiamo trovati non era ottimale”, ha spiegato Paakkarinen.
Tra gli elementi mancanti ci sarebbero soprattutto il reel, cioè il mulinello con sagola di sicurezza, e una guida permanente utile per ritrovare il percorso verso l’esterno.
Nelle immersioni speleologiche questi strumenti vengono considerati essenziali per evitare di perdere l’orientamento in ambienti completamente bui e labirintici.
La tragedia nella grotta di Vaavu Atoll
Il gruppo era composto da Monica Montefalcone, biologa marina dell’Università di Genova, dalla figlia Giorgia Sommacal, dalla ricercatrice Muriel Oddenino, dal neolaureato Federico Gualtieri e dall’istruttore subacqueo Gianluca Benedetti.
I cinque erano entrati nella grotta sommersa durante un’immersione tecnica nelle acque di Vaavu Atoll, alle Maldive.
Secondo le autorità locali si tratterebbe del peggior incidente subacqueo mai avvenuto nella storia dell’arcipelago.
Il corpo dell’istruttore Benedetti era stato recuperato già nelle ore immediatamente successive alla tragedia, mentre gli altri quattro sono stati trovati soltanto dopo giorni di ricerche all’interno della grotta.
Le indagini continuano
Le autorità italiane e maldiviane stanno ora cercando di ricostruire con precisione cosa sia accaduto durante gli ultimi minuti dell’immersione.
Gli investigatori stanno analizzando computer subacquei, telecamere, bombole e tutto il materiale recuperato durante le operazioni di soccorso.
Particolare attenzione viene riservata anche al livello di preparazione tecnica richiesto per affrontare una grotta considerata estremamente complessa dagli esperti di speleologia subacquea.
Nel frattempo il mondo della subacquea continua a interrogarsi su una tragedia che ha profondamente colpito appassionati e professionisti di tutto il mondo.