Il conflitto tra il centrodestra di governo e Futuro Nazionale, il partito nato dalla scissione di Roberto Vannacci dalla Lega, è ufficialmente esploso. E lo ha fatto nel modo più plastico possibile: in Parlamento, sotto gli occhi di tutti. Durante le repliche alla discussione sulle sue Comunicazioni in vista del Consiglio europeo del 18 e 19 giugno, Giorgia Meloni è andata all’attacco dei cosiddetti vannacciani con toni durissimi.
L’affondo contro Pozzolo
Il bersaglio diretto della premier è stato Emanuele Pozzolo, deputato ex Fratelli d’Italia passato nelle file di Futuro Nazionale e noto alle cronache per la vicenda dello sparo alla festa di Capodanno. A lui Meloni ha rivolto un’accusa precisa: aver votato per ben sei volte contro la fiducia al governo, schierandosi di fatto insieme alle opposizioni.
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Nel suo intervento, la presidente del Consiglio ha citato espressamente i leader del fronte avverso, da Elly Schlein a Giuseppe Conte fino a Matteo Renzi, sottolineando come il voto del deputato si fosse di fatto allineato a quello della sinistra. Un parallelo costruito per mettere in difficoltà chi, eletto nel centrodestra, ha poi cambiato collocazione.
Il significato del voto sulla fiducia
Meloni ha voluto spiegare in modo didascalico, rivolgendosi a chi seguiva i lavori, il peso politico di quel gesto. Votare contro la fiducia a un esecutivo, ha ricordato, significa di fatto lavorare per mandarlo a casa. Un passaggio con cui la premier ha inteso evidenziare la contraddizione di chi rivendica un’identità di destra ma, con il proprio voto, finisce per favorire gli avversari.