venerdì, Luglio 17

Meloni all’attacco dei vannacciani in Aula: “Sei volte contro la fiducia con la sinistra”

Il conflitto tra il centrodestra di governo e Futuro Nazionale, il partito nato dalla scissione di Roberto Vannacci dalla Lega, è ufficialmente esploso. E lo ha fatto nel modo più plastico possibile: in Parlamento, sotto gli occhi di tutti. Durante le repliche alla discussione sulle sue Comunicazioni in vista del Consiglio europeo del 18 e 19 giugno, Giorgia Meloni è andata all’attacco dei cosiddetti vannacciani con toni durissimi.

L’affondo contro Pozzolo

Il bersaglio diretto della premier è stato Emanuele Pozzolo, deputato ex Fratelli d’Italia passato nelle file di Futuro Nazionale e noto alle cronache per la vicenda dello sparo alla festa di Capodanno. A lui Meloni ha rivolto un’accusa precisa: aver votato per ben sei volte contro la fiducia al governo, schierandosi di fatto insieme alle opposizioni.

Leggi anche:Caso Roggero, Mattarella convoca Nordio al Quirinale: “La grazia è facoltà esclusiva del capo dello Stato”

Leggi anche:Voto anticipato, nella maggioranza circola una data: il 4 aprile 2027. E non è una scelta casuale

Leggi anche:Falso lancio d’agenzia sulle chat dei giornalisti: la bufala su Meloni al Quirinale. Adnkronos denuncia

Nel suo intervento, la presidente del Consiglio ha citato espressamente i leader del fronte avverso, da Elly Schlein a Giuseppe Conte fino a Matteo Renzi, sottolineando come il voto del deputato si fosse di fatto allineato a quello della sinistra. Un parallelo costruito per mettere in difficoltà chi, eletto nel centrodestra, ha poi cambiato collocazione.

Il significato del voto sulla fiducia

Meloni ha voluto spiegare in modo didascalico, rivolgendosi a chi seguiva i lavori, il peso politico di quel gesto. Votare contro la fiducia a un esecutivo, ha ricordato, significa di fatto lavorare per mandarlo a casa. Un passaggio con cui la premier ha inteso evidenziare la contraddizione di chi rivendica un’identità di destra ma, con il proprio voto, finisce per favorire gli avversari.

La presidente del Consiglio ha poi rimarcato il proprio rammarico per quello che ha definito un cambio di idea sul tema dell’interesse nazionale, ricordando come l’azione del governo sia coerente con il programma per cui anche quei deputati erano stati eletti all’interno della coalizione di centrodestra.

Leggi anche: Vannacci a Otto e mezzo, Gruber cita la moglie romena: la replica del generale

“La vera destra non è funzionale alla sinistra”

Il momento più tagliente è arrivato sulla questione identitaria. Meloni ha respinto con nettezza l’idea che il vero conservatorismo possa coincidere con scelte capaci di avvantaggiare il fronte progressista. “La vera destra non è mai funzionale alla sinistra”, ha scandito, lanciando un messaggio chiaramente indirizzato ai vannacciani e alla loro pretesa di rappresentare l’area più autentica del centrodestra.

Una frase che fotografa la posta in gioco: la contesa sull’egemonia all’interno dello spazio politico di destra, conteso ormai apertamente tra il partito della premier e il movimento del generale.

Una frattura sempre più profonda

Lo scontro in Aula conferma quanto la rottura tra le due forze sia ormai consumata. Da una parte un esecutivo che difende la propria linea e rivendica coerenza programmatica, dall’altra un soggetto politico in crescita nei sondaggi e deciso a ritagliarsi uno spazio autonomo. Il duello tra Meloni e Vannacci, fino a poche settimane fa giocato soprattutto a colpi di dichiarazioni, si trasferisce ora dentro le istituzioni, dove ogni voto diventa terreno di battaglia. Un segnale di come gli equilibri del centrodestra siano destinati a restare al centro del dibattito nei prossimi mesi.