Meloni si schiera con i suoi ministri: “Assurdo processarli, ogni scelta è condivisa”
Giorgia Meloni
ha scelto di non tirarsi indietro. Dopo l’archiviazione della sua posizione nel caso Almasri e la richiesta di autorizzazione a procedere per i ministri Nordio, Piantedosi e il sottosegretario Mantovano, la premier ha reagito con fermezza, rivendicando la coesione del governo e la responsabilità politica delle scelte fatte.
“Non sono premier a mia insaputa”, ha dichiarato Meloni in una nota inviata alle redazioni. Una presa di posizione chiara che segna una netta distanza da comportamenti passati di altri leader politici. Il riferimento implicito è a Giuseppe Conte, che nel caso dello sbarco negato alla nave Open Arms lasciò solo il ministro Salvini a fronteggiare le conseguenze giudiziarie.
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Il paragone con Conte
Meloni non si sottrae, anzi rilancia: “Assurdo chiedere che vadano a giudizio i ministri e non anche io, prima di loro. Ogni scelta è stata concordata sotto la mia guida”. Il concetto viene rafforzato da Carlo Fidanza, capodelegazione di Fratelli d’Italia al Parlamento europeo, che sottolinea: “Meloni è una leader vera. Conte si è spostato di lato, dichiarando che quelle scelte non lo riguardavano. Meloni invece rivendica tutto, insieme ai suoi ministri”.
Una differenza di stile e di approccio che si traduce in leadership vera o presunta. Mentre Conte si tirava fuori, Meloni si assume ogni responsabilità. Questo è, secondo molti, il tratto distintivo del suo governo.
FdI: “Una squadra compatta, uno stile che pochi hanno”
Sui social ufficiali di Fratelli d’Italia si insiste su questa narrazione: “Meloni guida un governo forte, autorevole e compatto. Nonostante gli attacchi, difende e guida la sua squadra con coraggio — una dote che in molti non possiedono”.
Il caso si trasforma così in un’occasione per rafforzare l’immagine di una premier leale, determinata e politicamente responsabile. Un’immagine che si contrappone a quella degli avversari, accusati di “mollare la squadra nei momenti difficili”.
I giornali contro Meloni: la premier sotto attacco
Giorgia #Meloni guida un Governo forte, autorevole e compatto. Nonostante le avversità e gli attacchi, difende e guida la sua squadra con coraggio — una dote che in molti non possiedono. pic.twitter.com/iETFXAkXHE
— Fratelli d’Italia 🇮🇹 (@FratellidItalia) August 4, 2025
Nel frattempo, la stampa di opposizione si scatena. Francesco Boccia su Repubblica accusa: “Meloni è allergica al controllo democratico”. E Valter Verini, senatore PD, rincara la dose sulla Stampa: “Rivendica di aver liberato un torturatore e uno stupratore”.
Ma c’è anche chi invita alla riflessione. Il Foglio dedica un articolo dal titolo significativo: “La pazzia di una giustizia che processa pure il segreto di Stato”, in cui si sottolinea come questa vicenda rischi di minare l’equilibrio tra responsabilità politica e penale.
Giustizia e politica: equilibrio sempre più fragile
Il commento del Foglio evidenzia una criticità strutturale: “Se ogni decisione di governo può essere riletta come reato, allora non è solo un ministro a essere processato, ma l’idea stessa di governabilità”.
Secondo l’editoriale, la magistratura starebbe entrando in ambiti riservati alla sicurezza nazionale, mettendo a rischio anche il funzionamento dei servizi segreti. Un’escalation che potrebbe influenzare l’opinione pubblica in vista del prossimo referendum sulla giustizia, dando forza alle ragioni della riforma voluta dal governo.
Meloni non arretra: una leadership “diversa”
La premier ha scelto di non isolare i suoi ministri, anzi, di rafforzare l’immagine di una squadra coesa. Un gesto che molti giudicano come segno di forza e coerenza politica. In un contesto di tensione istituzionale crescente, la sua figura emerge come quella di un capo politico che non scarica mai la responsabilità sugli altri.
In politica, si dice, lo stile fa la sostanza. E Giorgia Meloni sembra volerlo dimostrare, giorno dopo giorno.