sabato, Aprile 11

Giorgia Meloni irritata sulle tasse: “Quando pensate di farlo?”, la risposta durissima

Secondo la presidente del Consiglio, la svolta sarebbe arrivata solo dopo l’insediamento del suo esecutivo: «Ci è voluto del tempo perché i salari superassero l’inflazione. Quando ci siamo arrivati? Dopo un anno che eravamo al governo, nell’ottobre 2023, quando i salari hanno ricominciato a crescere».

Il nodo tasse e la pressione fiscale

È però sul capitolo tasse che la risposta si fa più articolata – e difensiva. Meloni allarga le braccia, quasi a voler chiudere simbolicamente il discorso: «Se lei fosse un esponente del sistema bancario potrebbe dire che le tasse aumentano, ma per tutti gli altri le tasse non aumentano».

La premier distingue tra pressione fiscale e livello reale delle imposte: «Continuiamo con il giochino della pressione fiscale, ma è un tema che riguarda le entrate e non le tasse». Poi rivendica l’azione del governo: «Abbiamo destinato migliaia e migliaia di euro alla diminuzione delle tasse. E se si è onesti lo si deve riconoscere».

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L’autocritica controllata

Nel finale arriva una riflessione che suona come una autocritica misurata. «Si poteva fare di più? Certo», ammette Meloni. «Ma come procede un governo e un capo di governo? Si guarda alle risorse che si hanno e si scelgono le priorità». Un messaggio che punta a ridimensionare le aspettative: «Avrei voluto fare anche altro? Certo, ma non avevo le risorse per farlo».

La conferenza stampa si chiude così, con una premier visibilmente irritata ma determinata a difendere la linea dell’esecutivo. La domanda sulle tasse resta sul tavolo, insieme a un interrogativo più ampio che attraversa il Paese: quanto ancora potranno reggere cittadini e imprese prima di vedere risultati percepibili nella vita quotidiana.

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