Giorgia Meloni irritata sulle tasse: “Quando pensate di farlo?”, la risposta durissima

Secondo la presidente del Consiglio, la svolta sarebbe arrivata solo dopo l’insediamento del suo esecutivo: «Ci è voluto del tempo perché i salari superassero l’inflazione. Quando ci siamo arrivati? Dopo un anno che eravamo al governo, nell’ottobre 2023, quando i salari hanno ricominciato a crescere».

Il nodo tasse e la pressione fiscale

È però sul capitolo tasse che la risposta si fa più articolata – e difensiva. Meloni allarga le braccia, quasi a voler chiudere simbolicamente il discorso: «Se lei fosse un esponente del sistema bancario potrebbe dire che le tasse aumentano, ma per tutti gli altri le tasse non aumentano».

La premier distingue tra pressione fiscale e livello reale delle imposte: «Continuiamo con il giochino della pressione fiscale, ma è un tema che riguarda le entrate e non le tasse». Poi rivendica l’azione del governo: «Abbiamo destinato migliaia e migliaia di euro alla diminuzione delle tasse. E se si è onesti lo si deve riconoscere».

L’autocritica controllata

Nel finale arriva una riflessione che suona come una autocritica misurata. «Si poteva fare di più? Certo», ammette Meloni. «Ma come procede un governo e un capo di governo? Si guarda alle risorse che si hanno e si scelgono le priorità». Un messaggio che punta a ridimensionare le aspettative: «Avrei voluto fare anche altro? Certo, ma non avevo le risorse per farlo».

La conferenza stampa si chiude così, con una premier visibilmente irritata ma determinata a difendere la linea dell’esecutivo. La domanda sulle tasse resta sul tavolo, insieme a un interrogativo più ampio che attraversa il Paese: quanto ancora potranno reggere cittadini e imprese prima di vedere risultati percepibili nella vita quotidiana.

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