L’ultima giornata di Atreju 2025 si è chiusa con un momento destinato a diventare virale. Dopo circa un’ora di intervento sul palco della kermesse di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni ha concluso il suo discorso con una battuta rivolta alla sua segretaria particolare Patrizia Scurti: «Sto a morì». Una frase pronunciata sorridendo, che ha strappato risate e applausi al pubblico.
Un’uscita spontanea che ha stemperato un intervento politico denso, serrato e ricco di passaggi polemici, ma anche di rivendicazioni sui risultati del governo e di messaggi identitari rivolti alla comunità di Atreju.
Un discorso lungo, ritmato e identitario
L’intervento della presidente del Consiglio si è sviluppato lungo diversi filoni. Meloni ha parlato di appartenenza, di percorso politico e di comunità, definendo Atreju «giornate che profumano di appartenenza» e un luogo dove si sono formate generazioni di militanti della destra italiana.
«Noi siamo stati gli artefici del nostro destino», ha ribadito dal palco, sottolineando come il successo politico di Fratelli d’Italia non sia stato casuale ma il risultato di anni di coerenza, sacrifici e presenza sul territorio.
La forza della coalizione e il messaggio agli alleati
Meloni ha poi voluto rassicurare sulla tenuta del centrodestra, parlando di una coalizione solida e determinata. Secondo la premier, l’attuale maggioranza avrebbe davanti un’“occasione storica” per realizzare il progetto di Paese che per anni è stato al centro della sua proposta politica.
«Da noi si discute per trovare una sintesi, e l’abbiamo sempre trovata», ha detto, contrapponendo il metodo della maggioranza a quello dell’opposizione, descritta come litigiosa e costantemente in attesa di una crisi interna al governo.
Economia, fiducia e credibilità internazionale
Una parte consistente del discorso è stata dedicata ai risultati economici. Meloni ha parlato di fiducia dei cittadini, citando l’aumento degli investimenti nei titoli di Stato italiani come segnale di una ritrovata credibilità del Paese.



















