Secondo la premier, la credibilità internazionale produce effetti concreti: «La credibilità produce orgoglio, ma soprattutto produce ricchezza». Un passaggio accompagnato dagli applausi della platea, che Meloni ha collegato anche al miglioramento dei giudizi delle agenzie di rating e alla riduzione dello spread.
Le frecciate all’opposizione e la polemica politica
Non sono mancati i riferimenti polemici al centrosinistra. Meloni ha accusato l’opposizione di “portarsi sfortuna da sola”, sostenendo che ogni critica rivolta al governo finisce per essere smentita dai fatti.
«Parlano male di Atreju ed è l’edizione migliore di sempre, parlano male del governo e il governo sale nei sondaggi», ha ironizzato, chiudendo con una battuta a tema natalizio: «Si portano sfiga come la carta della pagoda».
Il confronto mancato e il “campo largo” evocato
Nel suo intervento Meloni ha anche ringraziato i leader dell’opposizione presenti ad Atreju, tra cui Giuseppe Conte, Matteo Renzi, Carlo Calenda e Angelo Bonelli, sottolineando però l’assenza della segretaria del Partito Democratico.
Secondo la premier, chi evita il confronto dimostra di non avere contenuti: «Qui si misura il valore delle persone. Chi non viene dimostra di non averli». Una frase che ha riacceso il dibattito sul cosiddetto campo largo, che Meloni ha sostenuto di aver simbolicamente riunito proprio ad Atreju.
I risultati rivendicati dal governo
Tra i risultati citati, Meloni ha ricordato gli oltre 80 miliardi di investimenti arrivati negli ultimi tre anni, i risparmi sugli interessi del debito pubblico e la scelta di abbandonare misure giudicate inefficienti.
Ha rivendicato in particolare la fine della “spesa a pioggia”, l’abolizione di bonus considerati distorsivi e la sostituzione del reddito di cittadinanza con politiche orientate al lavoro.
La chiusura informale e la battuta virale
La chiusura del discorso è arrivata dopo i ringraziamenti allo staff organizzativo e alla comunità di Atreju. Visibilmente stanca ma sorridente, Meloni si è rivolta alla sua segretaria particolare con un’espressione romanesca diventata immediatamente virale: «Sto a morì».
Una battuta che ha umanizzato il finale di un intervento politicamente duro e simbolicamente forte, suggellando la conclusione di Atreju 2025 tra applausi, risate e clima da chiusura di campagna.














