Il deterioramento del rapporto tra Infante e la Rai sarebbe maturato nell’ultima stagione televisiva, nonostante i risultati eccellenti. Ore 14 aveva performato bene sia nel pomeriggio sia nella versione serale, dove aveva raggiunto il 10% di share, superando persino Quarto Grado. Tre le cause principali della rottura: la protesta di Bruno Vespa per la messa in onda in contemporanea con Porta a Porta, la richiesta alla Rai di accettare Due di Picche di Tommaso Cerno in una fascia scomoda, e soprattutto lo scontro con la criminologa Roberta Bruzzone, che aveva segnalato il comportamento di Infante al comitato etico della Rai.
Il giornalista non si sarebbe sentito adeguatamente protetto dall’azienda nonostante i risultati. La Rai aveva tentato di trattenerlo fino all’ultimo: si era parlato di portare il compenso al massimo consentito dalla legge (240mila euro fissi) o di un contratto da esterno sul modello di Vespa e Maggioni. Ma l’offerta di Mediaset aveva già convinto Infante.
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Un addio che risuona: l’anno di Garlasco che ha consacrato Ore 14
Il tempismo dell’addio non è casuale. Infante lascia la Rai proprio al termine di una stagione in cui Garlasco ha dominato l’informazione televisiva italiana, e in cui Ore 14 era diventato uno dei punti di riferimento per il pubblico interessato ai grandi casi di cronaca. La sua trasmissione aveva ospitato alcune delle interviste più discusse della stagione, compreso il confronto in diretta durante il quale l’avvocata di Stasi aveva telefonato in studio. Una stagione di grande visibilità, che ha evidentemente reso Infante ancora più appetibile per Mediaset e ancora meno insostituibile — almeno ai propri occhi — per la Rai.