È morto Kruger Agostinelli, storico dj, giornalista e fotografo, tra le figure più conosciute dell’intrattenimento marchigiano. Si è spento la sera di domenica 16 agosto all’ospedale di Chiaravalle, dopo una lunga malattia. Aveva 72 anni e viveva a Falconara Marittima, in provincia di Ancona.
Lascia la moglie, i figli e un nipote, di cui parlava con l’orgoglio di chi ha aggiunto un mestiere nuovo all’elenco già lungo dei propri.
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Da Monteverde alle Marche

Era nato a Roma il 21 novembre 1953 ed era cresciuto nel quartiere di Monteverde, dove da ragazzino giocava in parrocchia con Francesco De Gregori. Arrivò giovanissimo nelle Marche, che diventarono la sua terra senza che lui perdesse mai la cadenza e l’ironia romane.
La formazione, come amava ripetere, avvenne altrove: “La radio è stata la mia università”. Erano gli anni delle radio libere, dei mixer analogici e delle notti passate in studio, e in quella scuola imparò il mestiere che avrebbe praticato per mezzo secolo in forme sempre diverse.
Disco Fantasia e la stagione d’oro
A Falconara aveva fondato Disco Fantasia, negozio di dischi rimasto aperto fino al 2003. Chi c’è entrato lo ricorda più come un punto d’incontro che come un esercizio commerciale: si andava per un vinile e si usciva con un consiglio, una direzione, a volte una serata da organizzare.
Il suo nome è legato alla grande stagione delle discoteche marchigiane: il Krakatoa, il Carillon, il Papagayo, il Covo Nord Est e soprattutto il Piranha di Falconara, di cui amava ricordare l’inaugurazione con il concerto di Donna Summer.
Capogruppo per le Marche dell’Associazione Italiana Disc Jockey, nel corso della carriera aveva incontrato artisti come Ray Charles, Gloria Gaynor e le Sister Sledge, ed era legato da amicizia a Renato Zero, Riccardo Cocciante e ai Pooh.
Il giornalismo e la fotografia
Parallelamente alla consolle aveva costruito un percorso da cronista, con una lunga collaborazione con il Corriere Adriatico ai tempi dell’amico Pino Scaccia, e da fotografo.
È forse l’aspetto meno noto e più duraturo del suo lavoro. Per decenni ha fotografato i locali marchigiani e le persone che li attraversavano, costruendo senza volerlo un archivio visivo del costume di una regione. Non fotografie di cronaca mondana: ritratti di una notte raccontata, come ha scritto chi lo conosceva, con rispetto.
L’ultima intuizione: la notte per gli adulti
Il capitolo finale della sua carriera è anche il più significativo, e spiega perché a settantadue anni fosse ancora un professionista in attività e non una memoria.
Dal 2012 aveva avviato un sodalizio con Aldo Ascani, oggi direttore artistico dello Shada e de La Serra a Civitanova Marche, dedicandosi a un format allora poco frequentato: le serate pensate per un pubblico **adulto**, per chi in discoteca ci era andato vent’anni prima e non aveva più un posto dove tornare.
Ascani lo ha ricordato con parole nette: “Dal 2012 abbiamo condiviso un viaggio umano e professionale straordinario”, definendolo creativo, brillante e generoso, e aggiungendo di aver perso “un fratello professionale”.
L’ultimo messaggio
Anche quando la malattia aveva imposto un ritmo diverso, non aveva smesso di comunicare. Il 1° agosto, due settimane prima di morire, aveva scritto sui social di avere voglia di tornare a incontrare il suo pubblico.
È la frase che oggi tutti stanno rileggendo. Ed è coerente con l’intera parabola di un uomo che ha cambiato strumento ogni volta che il mondo cambiava — il vinile, il microfono, la macchina fotografica, il telefono — senza mai cambiare mestiere. Il mestiere era uno solo: stare in mezzo alle persone e raccontarle.