domenica, Luglio 26

Beatrice Venezi licenziata dalla Fenice: ovazione in teatro, il gesto degli orchestrali

Domenica sera, al termine dell’ultima recita di Lohengrin al Teatro La Fenice di Venezia, qualcosa di insolito è successo in sala. Gli applausi di fine spettacolo si sono trasformati in un’ovazione, accompagnata da grida di giubilo. Il pubblico stava festeggiando non solo la performance diretta da Markus Stenz, ma anche una notizia appena diffusa: la nomina di Beatrice Venezi a direttrice musicale della Fenice era stata annullata. Gli orchestrali, visibilmente felici, si sono uniti agli applausi. Una scena che racconta meglio di qualsiasi comunicato come sia finita questa vicenda.

Come è arrivato il licenziamento

La nomina di Venezi era stata fin dall’inizio contestata dagli orchestrali e dal personale del teatro, che avevano sollevato dubbi sulla scelta — ritenuta politicamente orientata — e poi avevano visto la situazione precipitare quando la direttrice aveva accusato pubblicamente gli orchestrali di nepotismo. Quella dichiarazione è stata il punto di rottura terminale: difficile immaginare un rapporto di lavoro funzionante tra un direttore musicale e un’orchestra che si sente accusata in questo modo davanti all’opinione pubblica.

La fondazione ha formalizzato l’annullamento di tutte le future collaborazioni con Venezi. La RSU della Fondazione Teatro La Fenice ha reagito con un comunicato che parla di “atto doveroso nei confronti di un’Istituzione d’eccellenza e delle sue maestranze, le cui professionalità sono state oggetto di dichiarazioni pubbliche gravi, infondate e lesive della dignità del lavoro”.

La RSU: “Siamo stati il simbolo di un mondo lasciato ai margini della politica”

Il comunicato della RSU è un atto di orgoglio collettivo. I rappresentanti sindacali sottolineano che il risultato è frutto della “compattezza e dell’unità dimostrata da tutte le lavoratrici e i lavoratori di ogni reparto del teatro”, ma anche del pubblico e della città di Venezia. E poi il passaggio che dice tutto sulla dimensione politica che questa vicenda ha assunto: “La solidarietà di tutte le Fondazioni liriche italiane e non, nonché delle più varie realtà culturali, ha dato alla nostra battaglia una forza che ci ha resi simbolo di un mondo che troppo spesso viene lasciato ai margini della politica del paese culla stessa del melodramma”. La chiusura è netta: “La cultura e la musica non hanno colori e non temono il confronto con la verità”.

La Cgil esulta ma avverte: “Ora Colabianchi deve rispondere”

Daniele Giordano, segretario generale della Cgil Venezia, ha commentato la decisione definendola “positiva ed era, francamente, l’unica scelta possibile”. Ma ha subito aggiunto che la vicenda non può essere archiviata come se nulla fosse accaduto: “Ora il sovrintendente Colabianchi deve dimostrare con i fatti di voler davvero aprire una pagina nuova. Una pagina fondata sull’ascolto, sul rispetto del lavoro, sulla qualità artistica e sulla trasparenza delle scelte”.

Il giudizio sulla gestione della vicenda è severo: “Questa vicenda ha prodotto un danno grave all’immagine della Fenice e alla serenità di chi ci lavora”. E la Cgil non esclude conseguenze anche per il sovrintendente: “Se Colabianchi intende davvero segnare una discontinuità, lo faccia fino in fondo. Altrimenti, viste le gravi responsabilità politiche e gestionali maturate in questa vicenda, farebbe bene lui stesso a trarne le conseguenze”.

Una vicenda che racconta qualcosa di più grande

La storia di Beatrice Venezi alla Fenice è diventata rapidamente il simbolo di uno scontro più ampio tra una certa visione della cultura — nominata dall’alto, con criteri politici — e chi quella cultura la produce ogni giorno sul palco e in buca d’orchestra. La fine con un’ovazione in sala, orchestrali che battono le mani insieme al pubblico, è un’immagine potente. E scomoda, per chi aveva sostenuto quella nomina.