Secondo Bruzzone, il racconto dell’uomo appare come una “narrazione distorta”, costruita per offrire la versione meno grave possibile dei fatti. Una strategia che potrebbe servire a proteggere qualcun altro oppure a nascondere dettagli ancora non emersi.
Il mistero dell’arma del delitto
Uno degli elementi che più indeboliscono la confessione resta l’arma del delitto. Carlomagno ha dichiarato di aver gettato il coltello in un campo attraversato da un canale, ma nonostante le ricerche la lama non è mai stata ritrovata.
Ancora meno credibile, per la criminologa, la spiegazione secondo cui il coltello sarebbe stato usato in precedenza per sturare un bidet. «Una versione surreale», l’ha definita Bruzzone, evidenziando l’incoerenza di un dettaglio che dovrebbe invece essere centrale nella ricostruzione.
La presenza del padre e gli orari sospetti
Altro punto ritenuto estremamente delicato è la presenza del padre di Carlomagno nei pressi dell’abitazione della coppia intorno alle sette del mattino, poco dopo l’orario indicato per l’omicidio.
Una coincidenza che, secondo Bruzzone, merita approfondimenti accurati. Il genitore potrebbe aver percepito una situazione di forte tensione o un’escalation di violenza ormai fuori controllo, arrivando sul posto in un momento cruciale.
Violenza di genere e segnali ignorati
La criminologa è tornata più volte sul caso anche attraverso i social, collegandolo al dibattito sul nuovo reato di femminicidio, introdotto dall’articolo 577-bis del codice penale.
«È una storia di violenza, manipolazione e malvagità», ha scritto, descrivendo i segnali tipici delle dinamiche di violenza di genere: controllo, svalutazione, isolamento e progressiva erosione dell’identità della vittima.
Un monito che va oltre il singolo caso e richiama l’attenzione su quanto queste situazioni siano difficili da intercettare in tempo, anche per chi le vive quotidianamente.
L’inchiesta sull’omicidio di Federica Torzullo resta dunque aperta a nuovi sviluppi. La confessione c’è, ma non basta: ora spetta agli inquirenti stabilire se dietro quelle parole si nasconda una verità incompleta o un quadro ancora più grave.















