giovedì, Luglio 2

Perri vs Bruzzone, scontro social sul caso Garlasco: post, repliche e minacce di querela

Il post di Albina Perri: “Non diamo più credito”

Tutto parte da un post di Albina Perri, direttrice del settimanale Giallo, che sui social attacca le voci critiche rispetto al lavoro delle procure di Pavia e Brescia. Nel suo messaggio cita titoli come «la criminologa frena», «i genitori negano», «il pm si indigna» e li definisce «unghie sui vetri».
Secondo Perri, sarebbe inutile dare spazio a chi ha «interesse personale a smontare» le indagini, chiedendo di «non dar più credito a queste persone».

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La replica di Roberta Bruzzone: “Campagna diffamatoria”

Il riferimento alla “criminologa” viene subito raccolto da Roberta Bruzzone, che risponde con un lungo intervento durissimo.

La criminologa accusa Perri di aver diffuso insinuazioni infondate nei mesi scorsi, persino coinvolgendo figure estranee come Marco Poggi e le gemelle Cappa, e di aver dato spazio a soggetti “privi di credibilità”. «Ho collezionato denunce e querele, ma io lavoro solo sugli atti. Lei invece ha costruito una campagna diffamatoria che finirà davanti alla magistratura», scrive Bruzzone, annunciando che anche l’ultimo post della direttrice sarà oggetto di una nuova querela.

La precisazione di Perri: “Non pensavo a lei”

La direttrice di Giallo prova a smorzare i toni: «Non pensavo certo a lei, mi pare un’isteria mattutina senza senso». Perri sostiene di non voler alimentare «beghe da cortile», ma ribadisce che la critica riguardava chiunque provi a screditare le indagini. Parole che però non bastano a fermare la bufera, perché Bruzzone controbatte con nuove accuse.

L’affondo finale di Bruzzone

«Da Albina Perri non c’è nulla da imparare – scrive la criminologa – e soprattutto non può dare lezioni di credibilità a nessuno». Bruzzone sottolinea che la sentenza della Cassazione che ha condannato Alberto Stasi resta definitiva: «Per annullarla serve un giudizio di revisione, che non c’è». Le nuove inchieste, aggiunge, possono solo esplorare aspetti collaterali e non scalfiscono la condanna.

Parlare di “interessi personali” a suo carico, conclude, è «delirante» e sarà oggetto di azione legale.

Il contesto: il caso Garlasco oggi

Lo scontro tra Perri e Bruzzone arriva in un momento delicatissimo per il delitto di Garlasco, a 18 anni dalla morte di Chiara Poggi. Negli ultimi giorni si sono verificati sviluppi clamorosi:

  • Blitz e perquisizioni: Guardia di Finanza e Carabinieri hanno perquisito le case dei genitori e degli zii di Andrea Sempio, oggi 37enne, nuovamente indagato.
  • Ex procuratore indagato: l’ex procuratore aggiunto di Pavia Mario Venditti, oggi presidente del Casinò di Campione, è accusato di corruzione in atti giudiziari per aver archiviato Sempio nel 2017.
  • Il “pizzino” e i soldi: nelle case Sempio è stato trovato un foglietto con la scritta «Venditti gip archivia X 20/30 €». Le indagini patrimoniali hanno scoperto movimenti per 40mila euro tra zie e genitori di Sempio, con 30mila euro che non si sa dove siano finiti.
  • Reazioni legali: l’avvocato di Stasi, Antonio De Rensis, ha parlato di «orrore, non errore», riferendosi alla cancellazione di un alibi. Il legale della famiglia Poggi, Francesco Campagna, ha definito la situazione «il paradosso dei paradossi».

Un dibattito che incendia media e social

In questo scenario già esplosivo, il duello a distanza tra una direttrice di giornale e una criminologa di primo piano amplifica il clamore mediatico.
Da un lato c’è chi chiede rispetto per la sentenza definitiva che ha condannato Alberto Stasi, dall’altro c’è chi sottolinea le ombre mai chiarite e le nuove indagini che gettano sospetti su altre figure.

Il caso Garlasco, lungi dall’essere chiuso, continua così a muoversi tra aula di tribunale, talk show televisivi e scontri social. Una vicenda che sembra destinata a non avere mai pace, né per la famiglia Poggi né per l’opinione pubblica che da anni segue ogni sviluppo.