Il punto critico resta sempre lo stesso: l’obbligo per le ONG di coordinarsi con le autorità di Paesi come la Libia, considerati non sicuri. Una condizione che, secondo i giudici, non può essere imposta quando mette a rischio la tutela delle persone soccorse.
Una serie di sentenze sfavorevoli per lo Stato
Il caso Mare Jonio non è isolato. Negli ultimi mesi si sono moltiplicate le decisioni analoghe, con sanzioni annullate e risarcimenti riconosciuti alle organizzazioni coinvolte.
Il meccanismo, ormai consolidato, è sempre lo stesso: le navi vengono fermate in porto per giorni o settimane, ma successivamente i tribunali riconoscono l’illegittimità delle misure. Nel frattempo, però, le attività di soccorso subiscono rallentamenti significativi.
Questo comporta anche un impatto economico e operativo per le ONG, costrette ad affrontare cause legali lunghe e costose, nonostante i successivi rimborsi.
Le conseguenze politiche e il dibattito aperto
La nuova sentenza riaccende inevitabilmente il dibattito politico. Le organizzazioni umanitarie parlano apertamente di fallimento delle politiche restrittive, accusate di ostacolare i soccorsi invece di garantire la sicurezza in mare.
Nonostante le numerose bocciature in tribunale, però, il governo non ha finora mostrato segnali concreti di voler modificare il decreto.
A oltre tre anni dalla sua introduzione, il bilancio resta controverso: da un lato l’obiettivo di contenere gli sbarchi, dall’altro una lunga serie di pronunce giudiziarie contrarie e costi per lo Stato legati ai risarcimenti.