domenica, Maggio 31

PD Veneto nel caos: dimissioni, resa dei conti e la minaccia di Schlein che spaventa tutti

La sua lettera si configura come una formale richiesta di dimissioni collettive per tutti i vertici regionali e metropolitani. Sul banco degli imputati finiscono in particolare Matteo Bellomo, considerato il principale responsabile della fallimentare campagna elettorale veneziana, e la consigliera Monica Sambo.

L’ultimatum è chiaro: se la dirigenza veneta si rifiutasse di compiere un passo indietro, l’ex senatrice è pronta a invocare l’intervento diretto della segretaria nazionale Elly Schlein per imporre una svolta dall’alto. Le opzioni sul tavolo per il futuro immediato del partito in Veneto sono essenzialmente due: la convocazione di un congresso anticipato già a settembre, oppure la via più traumatica del commissariamento da parte di Roma. Nessuna delle due è indolore, e nessuna è priva di conseguenze sulla tenuta complessiva del partito nel nordest.

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Il dopo-Martella: già partita la corsa alla successione

Mentre lo strappo si consuma, il panorama politico regionale guarda già avanti. Martella resterà comunque sia al suo seggio in Senato che nel ruolo di consigliere comunale a Venezia, ma la sua guida della segreteria regionale sembra ormai compromessa. Il totonomi è già partito, con diversi profili in pole position.

Il nome più accreditato è quello del trevigiano Matteo Favero, esponente vicino alle aree interne legate a Franceschini e alla stessa segretaria nazionale. Accanto a lui circolano con insistenza i nomi della padovana Vanessa Camani e della veronese Alessia Rotta, pronte a rappresentare le diverse anime geografiche e politiche di una regione complessa e storicamente difficile per il centrosinistra.

Ma il colpo di scena che nessuno esclude del tutto è la possibile discesa in campo della stessa Puppato. Dopo le dimissioni e la lettera-bomba, l’ex sindaca di Montebelluna potrebbe decidere di candidarsi in prima persona alla guida della segreteria veneta, proponendosi come figura di rottura e rinnovamento rispetto alla gestione che ha appena contribuito ad affossare. Una candidatura che, se si concretizzasse, trasformerebbe quello che oggi appare come un gesto di protesta in una mossa politica calcolata.

Il segnale che viene dal Veneto

La crisi veneta non è un caso isolato. Si inserisce in un quadro nazionale in cui il PD cerca di trovare un equilibrio tra la leadership nazionale di Schlein e le autonomie locali, tra la spinta al rinnovamento e la resistenza delle correnti storiche. Le elezioni comunali di questa stagione hanno restituito al partito risultati contraddittori, con il referendum come strumento di mobilitazione che non sembra sufficiente a compensare le debolezze nelle sfide dirette. Il Veneto, in questo senso, è uno specchio impietoso: una regione in cui il centrosinistra fatica strutturalmente, e in cui la gestione accentratrice delle campagne elettorali ha pagato il prezzo più alto.

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