venerdì, Febbraio 27

Pensioni 2026, aumenti leggeri e tasse in agguato: chi guadagna davvero

La rivalutazione delle pensioni, fissata all’1,4%, è stata pensata per tutelare il potere d’acquisto, in un contesto economico dove l’inflazione continua a rappresentare una sfida. Ma cosa significa realmente questo aumento per i pensionati? E quali sono le conseguenze di un sistema che, sebbene tenda a favorire le pensioni più basse, presenta delle insidie?

Pensioni 2026, aumenti leggeri e tasse in agguato: chi guadagna davvero

Il meccanismo della perequazione, che regola l’adeguamento delle pensioni, rimane invariato e articolato su più livelli. Questo sistema, purtroppo, non è esente da critiche. Le pensioni fino a quattro volte il trattamento minimo, che corrispondono a circa 2.413,60 euro lordi mensili, beneficiano della rivalutazione piena. Tuttavia, per chi si trova in fasce di reddito più elevate, l’aumento si riduce drasticamente. Le pensioni che superano le cinque volte il minimo Inps, infatti, vedranno un incremento del solo 75%, un dato che non può non suscitare preoccupazione.

In termini pratici, le cifre parlano chiaro. Una pensione di 1.000 euro lordi mensili crescerà di circa 14 euro al mese, mentre un assegno da 1.500 euro registrerà un incremento di 21 euro. Ma per le pensioni più elevate, il calcolo diventa più complesso e, in molti casi, deludente. Per esempio, una pensione da 3.000 euro otterrà circa 41 euro mensili, mentre per un trattamento da 4.000 euro l’aumento può arrivare a 51,70 euro lordi. Questi numeri, sebbene rappresentino un incremento, non possono nascondere la realtà di un sistema che, in molti casi, non riesce a garantire un adeguato potere d’acquisto.

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