domenica, Luglio 19

Trump e Putin ad Anchorage: l’incontro che potrebbe ridisegnare gli equilibri mondiali

Dalla spartizione delle zone di influenza in Europa orientale alla gestione dell’Artico, passando per un nuovo equilibrio nelle relazioni con alleati e rivali comuni. In questa prospettiva, il Donbass avrebbe un valore simbolico minore rispetto a vincoli geopolitici più ampi, come l’eventuale ingresso dell’Ucraina nella NATO o accordi sulle rotte commerciali e militari nell’emisfero nord.

Le incognite e i rischi

Il vertice arriva in un momento in cui entrambi i leader devono fare i conti con sfide interne e pressioni internazionali. Trump, alle prese con un clima politico teso in patria, e Putin, impegnato a mantenere salda la propria posizione dopo anni di conflitto e sanzioni, potrebbero sfruttare l’occasione più per consolidare la propria immagine che per ottenere risultati concreti. Ma il rischio, come ricorda la storia, è che la diplomazia spettacolare lasci spazio a incomprensioni pericolose, come accadde a Vienna nel 1961 tra Kennedy e Krusciov, preludio alla crisi di Cuba.

Leggi anche:La Francia accusa la Russia di un attacco ibrido contro l’Europa: convocati gli ambasciatori di Mosca

Leggi anche:Perché l’Iran ha chiuso di nuovo Hormuz: l’articolo 5, il patto con l’Oman e la guerra che non si spegne

Leggi anche:Spari al festival della salsa a Toronto: due morti e sei feriti, killer in fuga

Un momento già scolpito nell’immagine

Qualunque sarà l’esito del confronto, la fotografia della stretta di mano ad Anchorage resterà. Un’immagine capace di trasmettere il messaggio che Putin ha sempre cercato: essere riconosciuto come interlocutore alla pari dagli Stati Uniti, l’unico avversario che considera degno della sua strategia. Una vittoria simbolica, ottenuta ancor prima che le trattative inizino davvero.