Il bilancio umano dell’attacco è pesante. Le autorità parlano di almeno quattro vittime civili e decine di feriti, ma il numero potrebbe salire nelle prossime ore. A Kiev la situazione resta critica: interi quartieri sono rimasti senza elettricità e senza acqua, mentre i soccorritori lavorano tra le macerie di edifici residenziali colpiti direttamente o danneggiati dalla caduta dei detriti.
Secondo le prime stime, almeno venti palazzi sono stati coinvolti dalle esplosioni. Le immagini che arrivano dalla capitale mostrano facciate sventrate, finestre distrutte e crateri profondi nelle strade. Le centrali elettriche colpite rendono particolarmente complesso il ripristino dei servizi essenziali, soprattutto in pieno inverno.
Un conflitto che si allarga sul piano globale
Il raid su Kiev arriva in un contesto internazionale già fortemente instabile. Mentre l’Ucraina conta i danni, la Cina ha ribadito con fermezza agli Stati Uniti che la questione di Taiwan è un affare interno, avvertendo contro qualsiasi interferenza. Un messaggio che si inserisce in una fase di crescente tensione tra le grandi potenze.
Parallelamente, dal fronte russo emergono segnali di difficoltà interne: nella regione di Belgorod oltre mezzo milione di persone sarebbero rimaste senza elettricità a causa di guasti o contrattacchi. Un elemento che mostra come il conflitto produca effetti destabilizzanti anche all’interno dei confini russi.
L’Europa tra allarme e timore escalation
Per l’Europa, il raid rappresenta un campanello d’allarme ulteriore. Colpire una sede diplomatica straniera nel cuore di una capitale europea avvicina il conflitto a una dimensione che va oltre il teatro ucraino. Il timore è che l’intensificarsi degli attacchi possa innescare reazioni a catena difficili da controllare.
Mentre la comunità internazionale valuta le prossime mosse, a Kiev resta una città ferita, avvolta dall’odore del fumo e dal rumore incessante dei generatori. Un’altra notte di guerra che segna un punto di non ritorno nella percezione del conflitto, sempre più vicino ai confini politici e psicologici dell’Europa.



















