Nordio è pragmatico nel tracciare la rotta dei prossimi mesi. Ammette senza esitazioni che il risultato referendario comporterà uno stop ad alcune misure: “Qualcosa si fermerà”, riconosce. Ma aggiunge immediatamente una lettura inaspettatamente positiva dell’esito: “La sconfitta ci fa risparmiare molto tempo che avremmo dovuto dedicare ai decreti attuativi.” Un approccio pragmatico — quasi freddo — che dice molto sul modo in cui Nordio intende gestire la fase successiva.
Le priorità indicate per i prossimi mesi riguardano l’efficientamento operativo del sistema giudiziario: concorsi per coprire la carenza di organico nella magistratura e stabilizzazione del personale legato al Pnrr. Interventi meno epocali della separazione delle carriere, ma forse più immediatamente incisivi sulla quotidianità del sistema.
Leggi anche:Giuli azzera il ministero della Cultura: licenziati i fedelissimi, caos in Fratelli d’Italia
Leggi anche:Ferrara, assessore si dimette dopo l’alcol test positivo
Leggi anche:Giuseppe Conte rompe il silenzio sulla malattia: “Sono stati giorni duri”
Sul rapporto con la magistratura dopo il voto, il ministro non si illude: il risultato del referendum “limiterà l’iniziativa politico-parlamentare in alcuni ambiti”, afferma, facendo riferimento in particolare al tema dell’immigrazione. Un segnale che la sconfitta sulla giustizia potrebbe avere effetti a cascata anche su altri dossier del governo.
Governo compatto, nessun rimpasto — e le accuse personali che lo hanno colpito
Sul piano politico, Nordio esclude con decisione qualsiasi scossone nell’esecutivo: “La nostra compagine ministeriale è compatta”, afferma, negando ipotesi di rimpasto anche alla luce delle polemiche che hanno coinvolto il ministero nelle ultime settimane — prima fra tutte quella legata al viceministro Andrea Delmastro. Nordio respinge anche l’idea che i casi politici emersi durante la campagna abbiano inciso sul risultato: “Non hanno influito in nulla”, sostiene. Pur ammettendo, in un momento di maggiore apertura, di essere rimasto colpito da alcune accuse personali.
La chiusura delle sue dichiarazioni è quella di un uomo che non ha intenzione di recitare la parte del vinto: “Le battaglie più nobili sono quelle combattute con più energia. Anche quando vengono perdute.” Una frase che suona come un addio provvisorio — non a una battaglia, ma solo a questa battaglia. Nordio resta al suo posto, il governo va avanti. E la riforma della giustizia, almeno nella sua forma costituzionale, passa agli archivi.