Il referendum sulla riforma della giustizia entra nella sua fase più delicata. A meno di due mesi dal voto del 22 e 23 marzo 2026, il quadro che emerge dai sondaggi racconta un Paese spaccato, con un equilibrio sempre più fragile tra favorevoli e contrari.
La fotografia scattata da Ixè a gennaio mostra infatti un testa a testa vero, destinato a rendere le prossime settimane decisive non solo sul piano politico, ma anche su quello istituzionale. La riforma, presentata dal governo come una svolta epocale, si trova ora sospesa su pochi decimali.
Sì e no quasi appaiati: il margine si assottiglia
Secondo il sondaggio Ixè, il fronte del sì raccoglie il 50,1% delle intenzioni di voto, in calo rispetto al 53% registrato a novembre. Parallelamente, il no sale fino al 49,9%, recuperando quasi tre punti percentuali in due mesi.
Una dinamica che gli analisti definiscono senza esitazioni un pareggio tecnico. Il consenso alla riforma non crolla, ma smette di essere solido. E soprattutto perde quella sensazione di inevitabilità che aveva accompagnato l’avvio del percorso referendario.
Affluenza sopra il 61%: un dato politicamente pesante
Uno degli elementi più rilevanti riguarda la partecipazione. Ixè stima un’affluenza al 61,5%, una soglia alta per una consultazione referendaria e sufficiente a conferire piena legittimazione politica all’esito del voto.
Solo l’8,5% degli intervistati dichiara che non voterà con certezza. Ma il dato più significativo è un altro: il 30% degli italiani è ancora indeciso. Un bacino enorme, potenzialmente decisivo, che rende la campagna delle prossime settimane una vera battaglia voto per voto.
Quanto sanno davvero gli italiani della riforma
Il sondaggio fotografa anche il livello di consapevolezza dell’elettorato. Solo il 45% del campione ritiene di conoscere in modo adeguato i contenuti della riforma. Un altro 37% ammette una conoscenza superficiale, mentre il 18% dichiara apertamente di ignorare l’argomento.

















