L’auspicio, che emerge dagli stessi ambienti, è che la battaglia per una giustizia più equa non si fermi alla sconfitta referendaria. Lo stesso Tajani, nella sua nota di analisi del voto, ha puntualizzato: “La riforma della giustizia rimane un tema sul tavolo, e non rinunceremo mai ad occuparcene.” Una sconfitta che il centrodestra legge come una battuta d’arresto, non come una resa definitiva.
Ad Arcore il Sì perde per 47 voti: 50,25% contro 49,75%
Il dato più simbolico e doloroso arriva però da Arcore, la roccaforte del berlusconismo — il Comune brianzolo dove Silvio Berlusconi viveva a Villa San Martino, rimasta nell’iconografia del centrodestra italiano come Palazzo Grazioli a Roma. Proprio lì, dove il berlusconismo aveva il suo cuore pulsante, la riforma della giustizia portata avanti da Forza Italia nel nome del Cavaliere è stata bocciata. Ma per un margine che fa quasi più male di una sconfitta netta: il No ha vinto con il 50,25% contro il 49,75% del Sì — una differenza di soli 47 voti.
L’affluenza ad Arcore era stata alta: il 67,33% degli aventi diritto si era recato alle urne, pari a 9.305 persone. Una partecipazione da election day vero, in un comune che aveva tutto il sapore di un voto simbolico. E che alla fine ha detto No — di misura, ma lo ha detto.