La nuova vita di Mario Roggero è iniziata nel carcere di Bollate, dove il gioielliere condannato per aver ucciso due rapinatori nel 2021 ha trascorso la sua prima notte da detenuto. Per raggiungere la cella occorre attraversare il quinto reparto dell’istituto penitenziario, lo stesso in cui sono reclusi anche detenuti molto noti alle cronache. Con sé, Roggero ha portato una valigia con vestiti, libri e persino il suo cuscino.
Mentre fuori dal carcere, a Grinzane Cavour, c’è ancora chi grida «Mario libero», all’interno il suo arrivo è stato accolto con sostanziale indifferenza dagli altri detenuti. Un contrasto netto tra il clamore mediatico esterno e la quotidianità, silenziosa e rigida, che lo attende ora dietro le sbarre.
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Il caldo, la doccia condivisa e l’impatto con la cella

La prima notte è stata segnata soprattutto dal caldo e dall’impatto con la vita carceraria. L’assenza dell’aria condizionata e la prima doccia condivisa con gli altri detenuti hanno reso immediatamente evidente il cambiamento. Roggero divide lo spazio con un detenuto più anziano, un ex narcotrafficante che prima dell’arresto faceva il cuoco e che, raccontano, rappresenterebbe un aiuto nella vita di tutti i giorni.
«Con lui si è preso da subito», riferisce l’avvocato Stefano Marcolini, che il giorno successivo ha incontrato il suo assistito nella sala colloqui. Vestito con una polo chiara, jeans e ciabatte, il gioielliere ha ricevuto i messaggi della moglie e delle figlie, emozionandosi anche davanti alle parole di un amico finito a sua volta al centro delle cronache per una vicenda simile.
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Orari «da ospedale» e le nuove regole
L’ingresso in carcere impone una quotidianità completamente diversa. «Qui ci sono nuove regole che devo rispettare, è tutto diverso…», ha spiegato Roggero, lamentando soprattutto gli orari rigidi della giornata. Il pranzo viene servito alle 11 e la cena alle 17, un’organizzazione che lui stesso ha paragonato a quella di «un ospedale».
Il primo pasto lo ha però saltato per ricevere la visita del vicepremier Matteo Salvini, arrivato a Bollate poco dopo il suo ingresso. Tra le prime preoccupazioni del gioielliere, quella di poter contattare i propri cari: «Quando posso chiamare casa?», ha chiesto agli operatori. La telefonata con la moglie Mariangela gli è stata concessa nel pomeriggio, con il limite di dieci minuti.
La solidarietà inattesa degli agenti
Se tra i detenuti l’accoglienza è stata all’insegna dell’indifferenza, ben diverso sarebbe stato l’atteggiamento del personale penitenziario. Secondo il suo legale, gli agenti lo avrebbero accolto «a braccia aperte», rivolgendogli parole di comprensione umana pur nella consapevolezza del motivo della sua detenzione.
Chi lo ha incontrato nelle prime ore lo descrive come sereno e apparentemente tranquillo, in alcuni momenti persino sicuro di sé. «Non è finita», avrebbe confidato al suo avvocato, riferendosi alle future iniziative giudiziarie con cui punta a ottenere una revisione della propria posizione. Nel frattempo il suo profilo Instagram, gestito da un social media manager, continua a crescere.
La paura della famiglia e le posizioni opposte
Fuori dal carcere resta alta la preoccupazione della famiglia. La moglie Mariangela si è rivolta ai Carabinieri chiedendo un rafforzamento della vigilanza davanti all’abitazione e alla gioielleria. Nella villa di famiglia, tra le vigne delle Langhe, moglie e figlie affrontano il momento con grande riservatezza.
La vicenda continua intanto a dividere l’opinione pubblica. Molti commercianti e residenti di Grinzane Cavour sostengono il gioielliere e invocano la grazia o i domiciliari. Di segno opposto la posizione dei legali delle vittime: secondo l’avvocato che assiste una delle due famiglie, ragionare in questi termini rischierebbe di «legittimare il Far West», ricordando che una vita umana non può essere equiparata al valore di alcuni gioielli. Sul piano economico, restano da versare i risarcimenti riconosciuti ai familiari delle vittime, per i quali sono state annunciate le procedure di pignoramento.