In un’epoca in cui le certezze sembrano svanire e le identità si fanno sempre più fluide, Romano Prodi, ex presidente del Consiglio e della Commissione europea, offre una chiave di lettura inedita sulla trasformazione della politica contemporanea.

Nel suo recente saggio, “La stagione dell’identità”, Prodi sostiene che l’economia, da sempre considerata il motore delle scelte politiche, ha ceduto il passo a un nuovo protagonista: l’identità. Questa riflessione non è solo accademica, ma si inserisce in un contesto storico e sociale di grande rilevanza, in cui il voto degli elettori è sempre più influenzato da fattori identitari piuttosto che da promesse economiche.
La tesi di Prodi si colloca in un momento cruciale per la politica europea e occidentale, caratterizzato da un crescente disincanto verso le istituzioni e da un’emergente polarizzazione. Le recenti elezioni in vari Paesi hanno dimostrato come movimenti nazionalisti e populisti stiano guadagnando terreno, facendo leva su sentimenti di appartenenza e nostalgia. Questo cambiamento non è casuale, ma è il risultato di una profonda crisi di fiducia nei confronti delle élite politiche e delle promesse di crescita economica. Prodi invita a riflettere su come la sinistra, tradizionalmente ancorata a un discorso economico, fatichi a comprendere e a rispondere a questa nuova realtà.
Il passaggio dall’economia all’identità
Prodi sottolinea come, in passato, le promesse economiche fossero sufficienti a costruire consenso. Oggi, invece, le persone cercano qualcosa di più profondo: un senso di appartenenza, una narrazione che parli delle loro paure e delle loro speranze. L’economia, pur rimanendo un aspetto cruciale della vita quotidiana, non è più il solo fattore determinante nelle scelte politiche. In questo contesto, slogan semplici e simbolici, capaci di evocare un forte senso di identità, riescono a unire elettorati diversificati, creando un legame emotivo che va oltre le mere questioni economiche.
















