sabato, Aprile 25

Se Stasi fosse innocente e chiedesse il risarcimento: quanto vale un errore giudiziario

A tutto questo si aggiunge la voce più difficile da quantificare ma non per questo meno reale: i danni patiti nel corso di questo decennio di libertà privata. Undici anni di vita in carcere, la reputazione distrutta, la carriera mai avviata, le relazioni spezzate, il chiacchiericcio mediatico infinito che ha trasformato il suo nome in sinonimo di colpevole nell’immaginario collettivo. Per questi danni non esiste un tariffario predefinito — sarebbero valutati caso per caso da un giudice — ma pesano eccome nel calcolo complessivo.

Sommando i diversi elementi — oltre 800mila euro per l’errore giudiziario puro, gli 850mila già versati ai Poggi potenzialmente recuperabili, i danni morali e patrimoniali — la stima di un indennizzo tra i tre e i quattro milioni non è fantascienza giuridica. È una proiezione ragionevole basata su parametri reali.

Perché questa domanda conta, anche se sembra secondaria

Nella vastità mediatica del caso Garlasco — quasi vent’anni di processi, trasmissioni televisive, libri, podcast, social — la questione economica sembra l’ultima cosa rilevante. Eppure non lo è affatto. Se Alberto Stasi fosse davvero innocente e avesse trascorso undici anni in carcere per un crimine commesso da altri, il risarcimento non sarebbe una cifra astratta: sarebbe il tentativo — parziale, imperfetto, inevitabilmente inadeguato — di rimettere insieme i pezzi di una vita spezzata dalla macchina giudiziaria. E quei pezzi, in questo caso, valgono milioni.

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