lunedì, Marzo 9

Referendum Giustizia 2026, Taormina: “Votate Sì o chiudiamo la bocca per sempre” — cosa dicono i sondaggi

I sostenitori del Sì, tra cui la maggioranza di centrodestra composta da Fratelli d’Italia, Lega, Forza Italia e Noi Moderati, sostengono che la riforma serva a garantire maggiore imparzialità. I fautori del No ritengono invece che apra la strada a un maggiore controllo della politica sulla magistratura.

I sondaggi: testa a testa storico, tutto dipende dall’affluenza

La situazione nei sondaggi è più che mai incerta, e somiglia sempre più a un testa a testa che si deciderà alle urne. Secondo l’ultimo sondaggio Ipsos Doxa per il Corriere della Sera, pubblicato il 5 marzo 2026, la previsione di partecipazione si attesta al 42%, e in questo scenario il No sarebbe avanti al 52,4%, con il Sì fermo al 47,6%.

La Supermedia YouTrend per AGI racconta invece una storia leggermente diversa: il Sì al 50,4% contro il No al 49,6%, con uno scarto così minimo da rientrare ampiamente nel margine di errore. Le simulazioni Monte Carlo elaborate da Lorenzo Ruffino assegnano al Sì una probabilità di vittoria del 54,5% contro il 45,5% del No — su 20 scenari simulati, in 11 vince il Sì e in 9 il No.

Il punto è uno solo: l’affluenza. YouTrend ha calcolato che con una partecipazione bassa (intorno al 46-48%), il No salirebbe al 51,5-53,1%; con alta affluenza, il Sì tornerebbe davanti. La politicizzazione del voto è netta: tra gli elettori di centrodestra oltre il 75% voterà Sì, mentre nel Campo Largo quasi 8 su 10 voterà No. Trattandosi di un referendum costituzionale previsto dall’articolo 138, non è richiesto il quorum: conta solo chi prende più voti validi.

Una consultazione che divide il Paese — e non solo politicamente

Quello che emerge dai dati è un Paese profondamente spaccato sulla giustizia, non solo lungo le linee politiche tradizionali. La quota di italiani che si considera “almeno abbastanza informato” sui contenuti della riforma supera di poco il 50%, e solo il 9% segue la campagna referendaria con molto interesse. L’attenzione pubblica è stata in parte distratta dallo scoppio del conflitto in Iran, che ha ridimensionato il dibattito interno.

Eppure, come ricorda Taormina nel suo appello, la posta in gioco è alta. Che si voti Sì o No, il 22 e 23 marzo si deciderà se la riforma costituzionale più discussa degli ultimi anni entrerà in vigore — o verrà respinta definitivamente.

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