I partiti centristi non riescono a sfondare: Azione si ferma tra il 2,5% e il 3,5%, Italia Viva scende tra il 2,2% e il 2,9%, e persino +Europa oscilla in un angusto 1,5-2,4%. È un crollo silenzioso, ma significativo: i numeri certificano che il centro fatica a intercettare voti e rischia di restare schiacciato tra i due poli principali. Un fallimento che, per molti analisti, apre la strada a nuove aggregazioni o a un’ennesima diaspora.
A fare notizia in positivo è invece la risalita del Movimento 5 Stelle. Dopo mesi di appannamento, la linea di Giuseppe Conte comincia a pagare. Le stime oscillano: per Noto il M5S è all’11,5%, in crescita di mezzo punto; il Corriere arriva a indicare addirittura un 14,3%, segno che il Movimento sta tornando a parlare a una parte di elettorato scontento sia del governo sia del centrosinistra. Un rimbalzo che potrebbe diventare decisivo nelle Regionali, specie in Puglia e Campania, territori storicamente vicini ai grillini.
Lega e Forza Italia, i numeri che non decollano
Nel campo del centrodestra la situazione è cristallizzata. La Lega di Matteo Salvini oscilla tra l’8,5% e il 9,1%, senza segni di rilancio. Forza Italia, orfana di Berlusconi e alle prese con una leadership ancora in cerca di identità, si mantiene tra l’8,1% e il 9,2%. Due partiti che rischiano di restare marginali, incapaci di sottrarre consensi a Meloni e costretti a inseguire un ruolo di secondo piano nella coalizione.
Verso le Regionali: il test decisivo
Il voto di settembre sarà il banco di prova per tutti. FdI punta a confermare la sua supremazia, il PD vuole tradurre la stabilità nei numeri in successi concreti, e il M5S sogna di riemergere come ago della bilancia. Chi rischia davvero sono i centristi, relegati a cifre che difficilmente consentono di incidere sullo scenario politico. Se la tendenza sarà confermata dalle urne, la geografia politica italiana resterà dominata da due poli, con un terzo in ripresa e un centro sempre più irrilevante.
La sensazione è che i prossimi mesi, più che mai, saranno decisivi per il futuro del sistema politico italiano. E i sondaggi di fine estate ci consegnano un messaggio chiaro: i rapporti di forza non sono immutabili e, dietro la solidità apparente di alcuni, si nascondono fragilità pronte a esplodere con il voto reale.