La crisi in Venezuela entra in una fase sempre più delicata dopo il blitz statunitense che ha portato alla cattura di Nicolás Maduro e alle nuove dichiarazioni del presidente degli Stati Uniti Donald Trump. Al centro dello scontro geopolitico ci sono il controllo delle risorse energetiche venezuelane, il ruolo della Cina e la ridefinizione degli equilibri di potere in America Latina.
Trump ha affermato che il Venezuela consegnerà tra i 30 e i 50 milioni di barili di petrolio agli Stati Uniti, specificando che i proventi saranno sotto controllo americano. Una presa di posizione che ha immediatamente acceso la reazione di Pechino, la quale ha ribadito che Caracas è uno Stato sovrano e ha il pieno diritto di disporre delle proprie risorse naturali.
La risposta della Cina: “No alle sfere di influenza”
Il ministero degli Esteri cinese ha accusato Washington di voler imporre una divisione del mondo in sfere di influenza, sottolineando che questo approccio non porta né sicurezza né pace. Secondo Pechino, la pressione esercitata dagli Stati Uniti sul Venezuela per interrompere i rapporti con Cina, Russia, Iran e Cuba rappresenta una violazione del diritto internazionale e della sovranità venezuelana.
La Cina ha inoltre chiarito che i propri interessi economici ed energetici in Venezuela continueranno a essere tutelati dalla legge internazionale, confermando l’intenzione di mantenere rapporti strategici con il Paese sudamericano nonostante l’escalation militare e diplomatica.
Trump: petrolio, sicurezza e minacce militari
Dal canto suo, Trump ha collegato l’operazione in Venezuela a esigenze di sicurezza nazionale, sostenendo che il controllo delle riserve petrolifere sia fondamentale per la stabilità energetica degli Stati Uniti. Il presidente americano non ha escluso ulteriori interventi militari qualora la nuova leadership a Caracas non dovesse rispettare le richieste di Washington.



















