Rivolgendosi a quello che ha chiamato il suo “esercito”, il generale ha rivendicato la rapida crescita del progetto, partito pochi mesi fa. Ha ringraziato i collaboratori per l’organizzazione dell’evento, sostenendo con una metafora militare che le unità migliori si riconoscono proprio quando il comandante è assente.
Non sono mancati riferimenti polemici a chi, a suo dire, cercherebbe di screditare il movimento. Vannacci ha messo in guardia da possibili infiltrazioni, evocando registratori nascosti e ricostruzioni che lo vorrebbero protagonista di incontri mai avvenuti, come quello con Matteo Renzi che ha smentito.
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La rivendicazione dello “scarto”
Il momento più discusso è arrivato con la rivendicazione identitaria più estrema. Vannacci ha sostenuto che gli avversari proverebbero a dipingere i suoi sostenitori come “la feccia, lo scarto”, ribaltando però l’accusa: “Siamo orgogliosi di esserlo”, ha dichiarato, rivolgendosi ai propri seguaci come ai “figli di nessuno”.
Il generale ha poi citato la presenza in Parlamento di quella che ha definito la “sporca dozzina”, prima di invitare la platea a un momento di preghiera. La chiusura è stata affidata a un’altra stoccata agli avversari: i cosiddetti “bravi”, ha detto, vengono lasciati a Pd, M5s e Alleanza Verdi e Sinistra, mentre Futuro Nazionale continuerebbe a occuparsi soltanto dell’Italia e degli italiani.
Un messaggio destinato a dividere
L’intervento conferma la cifra comunicativa di Vannacci, fatta di rivendicazioni nette e linguaggio provocatorio. Una strategia che continua a polarizzare il dibattito pubblico, raccogliendo l’entusiasmo dei sostenitori e le critiche degli avversari. Resta da vedere quale impatto avrà questa linea sul posizionamento del nuovo movimento nello scacchiere politico italiano.