mercoledì, Luglio 15

L’Iran minaccia di chiudere lo Stretto di Hormuz: petrolio alle stelle, Italia verso una nuova crisi?

L’Iran minaccia di chiudere lo Stretto di Hormuz: petrolio in volo, Europa in allarme

Le tensioni tra Stati Uniti, Israele e Iran hanno raggiunto un nuovo apice. Dopo il raid statunitense contro i siti nucleari iraniani, un consigliere del Leader Supremo iraniano ha evocato apertamente la chiusura dello Stretto di Hormuz come una delle possibili ritorsioni. Una mossa che avrebbe conseguenze catastrofiche per il commercio energetico mondiale.

Perché Hormuz è cruciale per il petrolio mondiale

Attraverso lo Stretto di Hormuz transita circa il 30% del petrolio globale. Una sua chiusura equivarrebbe a interrompere una delle arterie vitali dell’approvvigionamento energetico globale. Il prezzo del WTI è già balzato fino al +13%, stabilizzandosi poi intorno ai 77 dollari al barile. Ma gli analisti temono che possa toccare quota 90 già nei prossimi giorni.

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Le simulazioni di Oxford Economics parlano chiaro: se Hormuz venisse bloccato, il prezzo del greggio potrebbe impennarsi fino a 130 dollari al barile. Una soglia insostenibile per molte economie, specie per l’Europa.

Italia a rischio: inflazione, bollette, crisi

L’Italia, come il resto dell’Unione Europea, è fortemente dipendente dalle importazioni energetiche. Il blocco del traffico marittimo nello stretto farebbe esplodere i costi del petrolio e del gas, riflettendosi immediatamente in bollette più alte per famiglie e imprese, rincari nei trasporti, aumento dei costi industriali e inflazione generalizzata.

Secondo Start Magazine, ogni aumento di 10 dollari del prezzo del petrolio genera +0,4% di inflazione e un calo dello 0,4% del PIL. Se si arrivasse davvero a 130 dollari, il rischio concreto per l’Italia è quello della stagflazione: inflazione elevata con stagnazione dell’economia. Un incubo per cittadini, aziende e politica fiscale.

Le catene globali a rischio blocco

 

Oltre al greggio, lo stretto è cruciale anche per il trasporto di GNL (gas naturale liquefatto) e di merci strategiche. Un blocco prolungato potrebbe innescare una nuova crisi della logistica globale, con ritardi, carenze e aumenti dei costi che colpirebbero produzione, commercio e distribuzione.

Ma l’Iran rischia il boomerang economico

Chiudere Hormuz potrebbe essere una mossa controproducente per Teheran stessa. Lo ha detto chiaramente il vicepresidente USA J.D. Vance: “Chiudere Hormuz sarebbe un suicidio per l’Iran”. Il Paese esporta petrolio soprattutto verso Asia e Cina proprio attraverso quello snodo. Bloccandolo, perderebbe la sua principale fonte di reddito, già erosa da sanzioni internazionali e crisi interna.

A differenza dell’Iran, potenze energetiche come l’Arabia Saudita e gli Emirati Arabi Uniti dispongono di oleodotti alternativi verso il Mar Rosso, riducendo la loro esposizione. Teheran, invece, rischierebbe l’isolamento energetico totale.

Cosa succede ora: mercati appesi alla reazione iraniana

La proposta del Parlamento iraniano per chiudere Hormuz dovrà essere ora valutata dal Consiglio di Sicurezza Nazionale. Se approvata, l’Iran potrebbe procedere al blocco come ritorsione formale agli attacchi USA.

Lunedì 23 giugno sarà una giornata cruciale: le borse e i mercati energetici mondiali attendono segnali da Teheran e da Washington. Intanto, l’Europa corre ai ripari, con misure straordinarie per contenere i rincari e rafforzare le forniture alternative. Ma l’Italia, più esposta di altri, rischia una nuova ondata di crisi.