Scoppia la polemica alla Camera dopo la diffusione delle immagini realizzate dai deputati di Futuro Nazionale durante il voto segreto sull’emendamento della legge elettorale relativo alle preferenze. Il filmato, girato per documentare il voto dei parlamentari del gruppo di Roberto Vannacci, è finito al centro delle proteste delle opposizioni.
Un caso nato da un paradosso: per dimostrare di non essere tra i “franchi tiratori” che hanno affondato l’emendamento — respinto per un solo voto di scarto — i deputati hanno di fatto reso pubblico il proprio voto in una votazione che, per definizione, doveva restare segreta.
Leggi anche:Meloni furiosa con i franchi tiratori, si riaffaccia l’ipotesi voto anticipato a giugno
Leggi anche:Legge elettorale, Meloni dopo il ko: “Ha vinto di nuovo la palude”. Ma nella maggioranza 31 franchi tiratori
Leggi anche:Legge elettorale, il governo va sotto alla Camera per un voto: bocciato l’emendamento sulle preferenze
La richiesta delle opposizioni e la seduta sospesa
Le forze di minoranza hanno immediatamente chiesto la convocazione di un Ufficio di presidenza dei questori per verificare quanto accaduto in aula. La richiesta è stata però respinta con 196 voti contrari, scatenando la protesta dell’opposizione tra i banchi di Montecitorio.
A quel punto il presidente di turno della Camera, Giorgio Mulè, è stato costretto a sospendere la seduta, in una giornata già segnata dalla tensione per la sconfitta della maggioranza sull’emendamento.
La spiegazione di Futuro Nazionale
I deputati del gruppo hanno spiegato di aver registrato il momento del voto per respingere i sospetti di essere tra coloro che hanno contribuito alla bocciatura. A chiarire le ragioni del gesto è stato il presidente di Futuro Nazionale, Edoardo Ziello.
“Sicuramente non è stato elegante riprendere le pulsantiere dei deputati di Futuro Nazionale durante la votazione”, ha ammesso, sostenendo però di essersi sentito costretto: a suo dire, la presenza in aula di quelli che ha definito “falsi ipocriti” avrebbe reso necessario dimostrare che i responsabili della bocciatura andrebbero cercati altrove nel centrodestra.
Un gesto che divide
L’episodio ha riacceso il dibattito sul senso stesso dello scrutinio segreto, uno strumento previsto dal regolamento proprio per garantire ai parlamentari libertà di voto su determinate materie, tra cui quelle elettorali. Documentare con un video il proprio voto significa, di fatto, aggirarne la ratio, sollevando interrogativi sulla compatibilità del gesto con le regole dell’Assemblea.
Per i deputati di Vannacci si è trattato invece di una forma di autotutela in un clima di sospetto generalizzato, in cui ogni gruppo della maggioranza ha respinto le accuse di aver ospitato dissidenti. Sarà ora agli organi della Camera valutare se il comportamento tenuto in aula abbia rilievo sotto il profilo regolamentare.
Il clima nella maggioranza
Il caso fotografa il livello di tensione raggiunto nel centrodestra dopo il voto. La bocciatura dell’emendamento, promosso da Fratelli d’Italia insieme a Noi Moderati e Udc, è arrivata infatti grazie a una trentina di voti mancati proprio all’interno della coalizione: un dato che ha innescato una caccia ai responsabili in cui, finora, tutti i gruppi hanno negato ogni coinvolgimento.
In questo quadro, il video dei vannacciani si presta a una doppia lettura: un’operazione di trasparenza rivendicata con orgoglio, oppure una forzatura che ha finito per portare le tensioni interne alla maggioranza dentro l’Aula, fino a bloccarne i lavori.