Mattia Capra rompe il silenzio: “Non siamo più amici”
Nel corso di un’intervista esclusiva, Mattia Capra — amico storico di Marco Poggi e Andrea Sempio — ha scelto di parlare pubblicamente per la prima volta dopo mesi di silenzio. Le sue dichiarazioni gettano nuove ombre sul caso Garlasco, l’omicidio di Chiara Poggi avvenuto il 13 agosto 2007 e ancora oggi al centro del dibattito giudiziario e mediatico italiano.
Interrogato dalla giornalista sul suo legame attuale con Andrea Sempio, Capra è stato netto: “Non ci sentiamo più! E non siamo uniti!”. Un’affermazione che ha subito attirato l’attenzione di investigatori e media, smentendo l’immagine di un gruppo di amici ancora compatto e insinuando fratture importanti all’interno del nucleo più vicino alla vittima e al principale sospettato di oggi.
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Il passaggio chiave: la cantina di Marco Poggi
Alla domanda se avesse mai frequentato la cantina dell’abitazione di Marco Poggi — luogo tornato al centro delle indagini dopo nuove analisi — Capra ha risposto con sicurezza: “Ci sono stato una sola volta, anni prima del delitto”. Un punto importante: il legale di Andrea Sempio ha spesso parlato di una frequentazione spontanea e condivisa di quello spazio, ma questa versione sembra ora vacillare.
La giornalista ha cercato di incalzarlo chiedendo se ricordasse partite alla Playstation nella cantina, ma Capra ha ribadito fermamente: “Una sola volta, non ci andavamo abitualmente”. Queste parole — se confermate — potrebbero modificare radicalmente il quadro degli alibi e dei movimenti legati alle ore precedenti l’omicidio.
“Hanno fatto quello che dovevano fare 18 anni fa”
Uno dei momenti più intensi dell’intervista arriva quando si parla della recente perquisizione a casa sua, avvenuta nel quadro dell’indagine riaperta. Capra, con tono amaro ma composto, ha detto: “Hanno fatto quello che dovevano fare 18 anni fa”. Una frase che è una critica implicita al lavoro investigativo degli anni passati e una constatazione delle opportunità forse perse nei primi momenti dell’inchiesta.
Il suo atteggiamento appare di rassegnazione ma anche di consapevolezza. Nessuna accusa diretta, ma una presa di distanza chiara da chi, fino a poco tempo fa, veniva considerato parte del suo stesso gruppo. Capra sembra voler chiarire pubblicamente la propria posizione, e allo stesso tempo contribuire — forse indirettamente — alla ricerca di una verità che ancora non ha trovato una forma definitiva.
Il distacco di Capra non è soltanto personale. Le sue parole, incastonate nel contesto dell’intervista, rappresentano un ulteriore colpo per la posizione di Andrea Sempio, già al centro delle indagini grazie a nuove prove genetiche emerse dai reperti mai analizzati nella casa di Chiara Poggi.
Un Dna rinvenuto sul Fruttolo, sull’Estathè e sulla spazzatura, impronte digitali da verificare, una traccia sulla porta di casa Poggi mai attribuita a nessuno: il caso Garlasco si fa sempre più intricato. E ora, con le parole di Capra, il puzzle si arricchisce di un altro tassello potenzialmente decisivo.
In attesa di nuovi esiti, soprattutto sulla traccia n.10 — quella che potrebbe appartenere all’assassino — le parole di Mattia Capra si fanno eco tra le carte processuali e le telecamere. Non solo cronaca: è una verità cercata da 18 anni, e che forse oggi inizia a farsi meno lontana.

