lunedì, Luglio 6

Garlasco, l’intercettazione della zia di Chiara Poggi: “Non poteva neanche camminare”

Nuova intercettazione nel caso Garlasco

Una nuova intercettazione, mandata in onda da Quarta Repubblica su Rete4, getta ulteriore luce sul delitto di Chiara Poggi. Si tratta di una telefonata risalente al 12 febbraio 2008 tra Carla Poggi, madre della vittima, e Maria Rosa Cappa, madre delle sorelle Cappa, tra cui Paola, all’epoca sospettata marginalmente nelle fasi iniziali dell’inchiesta.

La conversazione, ripresa dalle intercettazioni ambientali pubblicate da Il Tempo, si svolge poco dopo l’interrogatorio delle due donne da parte del PM Rosa Muscio, all’epoca titolare dell’indagine.

Leggi anche:Frana sulla spiaggia in Italia: crolla un costone roccioso tra ombrelloni e bagnanti​

Leggi anche:Montecatini, si schianta con la moto contro un camper in A11: muore a 21 anni

Leggi anche:Giallo di Pietracatella, tre persone sotto la lente e nuovi testimoni: le indagini sulla morte di madre e figlia

La trascrizione dell’intercettazione

Carla Poggi:

“Ma a loro fa tanto comodo spostare l’orario di quando è morta Chiara! Perché se Chiara è morta alle 9.30-10, ci siete dentro voi altri, ammesso! Che poi la Paola… la Stefania era al telefono e tu… a fare le commissioni. E invece se metti l’orario più tardi, lui è dentro in pieno (sarebbe Stasi)!”

Maria Rosa Cappa: “È pazzesco! E le mie impronte non ci sono”.

Carla Poggi: “Io quando sono andata per essere interrogata non ero per niente spaventata”.

Maria Rosa Cappa: “Vabbè Carla, ma sai, tu eri a Loano, cioè più di così. Ma io ero a casa e avendo anche le chiavi… Mi ha chiesto come ero vestita la mattina, la sera. A che ora sono uscita la mattina, io non ho niente da nascondere”.

Carla Poggi: “E le figlie? Anche loro per cosa?”

Maria Rosa Cappa: “Eh, sempre per la storia della mattina, il tutore. Anche a me hanno chiesto del tutore, dove arrivava? Dove non arrivava? E se poteva toglierselo, non toglierselo”.

Carla Poggi: “Eh perché la Paola era in grado di fare quello che hanno fatto alla Chiara?”

Maria Rosa Cappa: “Eh ma se…”

Carla Poggi: “Ma diamo i numeri!”

Maria Rosa Cappa: “Non poteva neanche camminare!”

Carla Poggi: “Appunto, ma diamo i numeri!?”

Maria Rosa Cappa: “Eh ma Carla… guarda che sto di un male, a parte che mi preoccupo per la Paola, poi lei proprio sta male, è proprio stata male”.

Carla Poggi: “Eh lo credo”.

Carla Poggi: “Ma lei cosa poteva fare? Ma non l’hanno vista con la stampella?”

Maria Rosa Cappa: “Ma che cosa gliene frega no? Tu non hai letto sui blog, sulla storia delle stampelle cosa ne dicono?”.

Un tassello in più nell’attesa della verità

La telefonata rappresenta un tassello importante in un quadro investigativo complesso, che dopo 18 anni è ancora in evoluzione. A distanza di quasi due decenni dal delitto di Chiara Poggi, l’incidente probatorio richiesto dalla Procura di Pavia ha riaperto numerosi interrogativi.

La figura di Paola Cappa era stata al centro di alcune domande da parte degli inquirenti, ma la madre sottolinea più volte la sua fragilità fisica, dovuta all’uso del tutore e delle stampelle, come ostacolo insormontabile a qualsiasi coinvolgimento.

Nel frattempo, si attendono nuovi riscontri ufficiali dai periti sul materiale genetico ritrovato tra i rifiuti di casa Poggi, e l’analisi di una misteriosa impronta digitale sulla porta d’ingresso, considerata potenzialmente compatibile con l’aggressore.

Prossimi sviluppi

La Procura ha chiesto di estendere la ricerca di impronte latenti e di utilizzare nuove tecniche dattiloscopiche. Il capello trovato nel sacco della spazzatura non è ancora stato analizzato, e l’impronta numero 10 sulla porta resta un punto focale dell’inchiesta.

Resta dunque da capire se questa intercettazione porterà nuovi elementi a favore di una pista alternativa a quella che ha visto condannare Alberto Stasi a 16 anni per l’omicidio della fidanzata. In molti attendono, ancora oggi, una verità che metta finalmente fine al dolore di una famiglia e di un’intera comunità.