giovedì, Luglio 2

Confessione shock in Gallura: l’imprenditore Ragnedda ammette di aver ucciso Cinzia Pinna

Il dramma di una notte qualunque

Era una notte di fine estate come tante, con le strade illuminate dai locali e il brusio della vita notturna. Nessuno immaginava che proprio in quelle ore stesse maturando una tragedia destinata a scuotere la Gallura e l’Italia intera. Cinzia Pinna, 33 anni, originaria di Castelsardo, sarebbe scomparsa di lì a poco, lasciando dietro di sé solo domande e inquietudine.

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Il ritrovamento del corpo

Dopo giorni di ricerche, il silenzio della campagna gallurese è stato spezzato dal ritrovamento del corpo senza vita della giovane. I colpi di pistola che l’hanno raggiunta hanno raccontato la violenza di un femminicidio che ha scosso profondamente la comunità. Cinzia era stata vista l’ultima volta l’11 settembre, all’uscita da un locale di Palau.

La confessione dell’imprenditore

Le indagini dei carabinieri hanno portato a Emanuele Ragnedda, 41 anni, imprenditore vitivinicolo di Arzachena e figlio di una famiglia nota per la produzione di Vermentino. Dopo un lungo interrogatorio, l’uomo ha confessato: “L’ho uccisa io”. Ha tentato di giustificarsi sostenendo che la vittima lo avesse aggredito, ma la procura di Tempio Pausania ha immediatamente aperto un fascicolo per omicidio volontario.

Il presunto complice

Nel corso delle dichiarazioni, Ragnedda ha fatto il nome di un amico, un giardiniere di 26 anni, accusato di averlo aiutato a occultare il cadavere. Il giovane, però, ha negato con fermezza ogni coinvolgimento. Gli inquirenti stanno analizzando i tabulati telefonici per verificare le versioni dei due.

Le prove nella tenuta di famiglia

Il corpo di Cinzia è stato rinvenuto nella tenuta di Concaentosa, proprietà dei Ragnedda. All’interno del casolare in pietra i Ris hanno trovato tracce di sangue su un divano e su una parete. Il cellulare della vittima, invece, non è stato ancora recuperato, un dettaglio che potrebbe rivelarsi cruciale per ricostruire le ultime ore della giovane.

Gli ultimi istanti prima della scomparsa

Testimoni hanno raccontato di aver visto Cinzia quella sera barcollare davanti al locale “Bianco e Rosso”, lo zaino che le scivolava dalle spalle, senza che nessuno le prestasse aiuto. Il giorno seguente non si era presentata al lavoro nell’hotel dove era stata appena assunta. La sorella Carlotta aveva denunciato la scomparsa il 16 settembre, lanciando appelli sui social che hanno acceso i riflettori sul caso.

Il tentativo di fuga

Quando le prove si sono fatte schiaccianti, Ragnedda ha cercato di fuggire via mare con un gommone, approdando a Baja Sardinia e rifugiandosi poi nella casa di famiglia. È stato il padre a segnalare la presenza del figlio armato, consentendo ai carabinieri di intervenire con giubbotti antiproiettile. Messo alle strette, l’uomo ha indicato il luogo dove aveva nascosto il corpo.

Una comunità sotto shock

Il femminicidio di Cinzia Pinna ha sconvolto l’intera Gallura. La famiglia della giovane, molto conosciuta in zona, ha ricevuto l’abbraccio della comunità locale, attonita davanti a un gesto di violenza così brutale. Resta da chiarire il movente, mentre l’opinione pubblica continua a chiedersi: perché Cinzia è stata uccisa?