Nuova udienza sul caso Poggi
A 18 anni dall’omicidio di Chiara Poggi, il caso di Garlasco continua a far discutere. Nell’ambito della nuova inchiesta, si è svolta una nuova udienza dedicata all’incidente probatorio: al centro, l’analisi delle impronte e delle tracce genetiche che potrebbero riaprire scenari rimasti oscuri per anni.
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Le tracce ancora sotto esame
Gli inquirenti stanno valutando le impronte trovate su un Estathè, su un sacchetto della spazzatura e su confezioni di biscotti e cereali. La Procura di Pavia ha chiesto l’intervento di un altro dattiloscopista, specializzato nel confronto delle minuzie digitali, per stabilire con certezza eventuali attribuzioni. Parallelamente, sul fronte genetico si attende la conferma di una contaminazione con un cadavere sulla garza usata per prelevare il Dna dalla bocca della vittima, ammessa dalla stessa Procura.
Nella mattina di venerdì 26 settembre 2025, la Guardia di Finanza di Brescia e Pavia, insieme ai Carabinieri del nucleo investigativo di Milano, ha effettuato una serie di perquisizioni. Nel mirino le abitazioni dei genitori e degli zii di Andrea Sempio, 37 anni, già indagato in passato per l’omicidio della giovane.
Indagato l’ex procuratore Venditti
L’operazione, coordinata dalla procura di Brescia, riguarda soprattutto l’ex procuratore di Pavia Mario Venditti, oggi presidente del Casinò di Campione, accusato di corruzione in atti giudiziari. Secondo l’ipotesi accusatoria, Venditti avrebbe favorito Sempio, contribuendo a far archiviare i fascicoli a suo carico.
L’attesa sul Dna maschile
Grande attenzione è rivolta anche al Dna maschile rinvenuto sotto le unghie della vittima. La sua attribuzione potrebbe rappresentare un punto di svolta. Gli accertamenti sono ancora in corso e i tempi del responso non sono stati definiti, alimentando l’attesa dell’opinione pubblica e delle parti coinvolte.
Le parole dell’avvocato di Stasi
Durante la trasmissione È sempre Cartabianca, l’avvocato di Alberto Stasi, Antonio De Rensis, ha lanciato accuse durissime. “Non dobbiamo far passare l’idea che comunque vada abbiamo perso – ha dichiarato – perché è importante dimostrare ai cittadini che normalmente i carabinieri non cancellano alibi, non cancellano le impronte dell’assassino, non ignorano i reperti come i capelli”.
“Un orrore, non un errore”
Il legale ha parlato senza mezzi termini: “L’errore è una cosa, ma qui si va oltre. Cancellare un alibi è un orrore, non un errore”. Parole che hanno suscitato forte eco, rilanciando il dibattito non solo giudiziario ma anche sociale attorno a uno dei processi più discussi degli ultimi decenni.
Un enigma ancora aperto
Il caso Garlasco continua a muoversi tra vecchie piste e nuove prove scientifiche. La domanda resta la stessa: emergerà mai una verità definitiva capace di cancellare i dubbi che da anni pesano sulla giustizia italiana?
