Il cuore del potere ucraino sta attraversando uno dei momenti più delicati degli ultimi anni. Dopo l’ennesima ondata di arresti e scandali legati alla corruzione nel settore energetico, un nome è finito al centro della tempesta: Andriy Yermak, capo di gabinetto e consigliere più influente del presidente Volodymyr Zelensky. La pressione interna cresce, le richieste di dimissioni aumentano e la crepa politica, fino a ieri silenziata, ora è esplosa in pubblico.
L’accusa è pesante: mantenere in sella l’uomo più potente dell’amministrazione potrebbe costare all’Ucraina credibilità, stabilità e consenso popolare. E per la prima volta, l’idea di allontanarlo non arriva solo dall’opposizione.
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Pressioni interne: la maggioranza si spacca, Zelensky isolato
La crisi è ormai arrivata allo scoperto. Dopo le dimissioni forzate dei ministri Svitlana Hrynchuk e Herman Galushchenko, travolti dal maxi scandalo “Mida”, il fronte politico si prepara a un nuovo scossone. Tra i coinvolti, anche figure storicamente vicine allo stesso presidente: tra loro Timur Mindich, ex socio nella società TV Kvartal 95.
Il deputato Fedyr Venislavskyi, membro del partito presidenziale Servitore del Popolo, lo ha ammesso apertamente: «Si è discusso delle dimissioni di Yermak, ma la decisione spetta al presidente». Una frase che, in un Paese in guerra, vale come una conferma pubblica della frattura interna.
Secondo Ukrainskaya Pravda, alcuni parlamentari della maggioranza avrebbero persino minacciato di lasciare il partito se Yermak non verrà rimosso. Una situazione che — come riporta la stampa locale — rischia di portare al collasso della coalizione.
Il cerchio stretto intorno al presidente: i vertici chiedono un taglio netto
Prima della partenza per l’Europa, Zelensky avrebbe incontrato i suoi collaboratori più fidati: il primo ministro Yulia Svyrydenko, il vicepremier Mykhailo Fedorov e il capo dell’intelligence Kyrylo Budanov. La maggior parte avrebbe consigliato una sola cosa: tagliare il nodo Yermak.
Una scelta tutt’altro che semplice, considerando che da anni il capo di gabinetto è percepito come l’architetto delle strategie politiche del presidente.
L’ombra della corruzione: «Impossibile che non sapesse»
Formalmente Yermak non è indagato. Ma la sua vicinanza ai protagonisti dello scandalo alimenta dubbi pesanti. A puntare il dito è Daria Kaleniuk, direttrice dell’Anti-Corruption Action Center:
«È così influente, così inserito in ogni dossier, che è impossibile immaginare un sistema di corruzione di queste dimensioni senza che ne fosse a conoscenza».
Le rivelazioni sono aggravate dal fatto che diversi suoi ex vice — Andriy Smyrnov, Kyrylo Tymoshenko, Rostislav Shurma — sono già stati coinvolti in indagini per tangenti, riciclaggio e arricchimento illecito.
Il potere contestato: Yermak e il tentativo di limitare l’anti-corruzione
Per Politico.eu, l’operazione contro Yermak non nasce solo dallo scandalo. La critica è più profonda: il capo di gabinetto viene accusato di una gestione troppo centralizzata, troppo autoritaria. L’episodio più citato riguarda il tentativo del suo ufficio di ridurre l’autonomia delle agenzie anticorruzione ucraine, una decisione che ha provocato proteste interne e irritazione nella stessa Unione Europea.
Un comportamento che contrasta con le richieste occidentali: trasparenza, controllo, e pieno funzionamento degli organismi anticorruzione.
Giovedì il giorno decisivo: Zelensky costretto a scegliere
La resa dei conti potrebbe arrivare giovedì, quando Zelensky si riunirà con ministri e parlamentari per decidere il destino dell’uomo più potente del suo governo. Le opzioni sul tavolo sono solo due:
- Difendere Yermak, rischiando una crisi politica e l’erosione della fiducia occidentale.
- Sacrificarlo per tutelare la stabilità del Paese e preservare la credibilità dell’esecutivo.
Una decisione che avrà ripercussioni non solo sul governo, ma anche sulle relazioni internazionali, sugli aiuti militari e sull’immagine globale dell’Ucraina.
Il Paese, già provato da tre anni di guerra, entra così in una nuova fase: la crisi interna più dura dal 2022. Con un interrogativo cruciale: Zelensky potrà permettersi di perdere il suo uomo più influente?