Una decisione attesa, temuta, discussa. E invece nulla. La Corte d’Appello dell’Aquila ha scelto di prendersi tempo e di rinviare la decisione sul caso della cosiddetta “famiglia nel bosco” di Palmoli, lasciando ancora sospeso il destino dei tre bambini allontanati dai genitori nelle scorse settimane.
Nessun via libera al rientro, nessuna conferma definitiva dell’allontanamento. Solo un silenzio giudiziario che pesa come un macigno su una vicenda che continua a dividere l’opinione pubblica tra indignazione, preoccupazione e richieste di chiarezza.
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La scelta della Corte d’Appello: tutto rinviato
L’udienza si è svolta da remoto e si è conclusa senza una decisione immediata. I giudici dell’Aquila hanno deciso di rinviare, riservandosi di approfondire ulteriormente il materiale depositato dalle parti. Una scelta che, di fatto, congela la situazione attuale.
I bambini restano collocati nella struttura protetta di Vasto insieme alla madre, mentre il padre continua a vivere separato dal nucleo familiare. Una condizione temporanea che però, con il passare dei giorni, diventa sempre più difficile da sostenere.
La linea della difesa: “Non c’era alcuna emergenza”
Gli avvocati della coppia, Marco Femminella e Danila Solinas, hanno ribadito con forza la loro posizione. Secondo la difesa, l’allontanamento dei minori sarebbe avvenuto in assenza di una reale situazione di emergenza, violando principi fondamentali previsti dalla Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia.
Uno dei punti centrali sollevati riguarda l’ascolto dei bambini. Per i legali, i minori non sarebbero stati adeguatamente sentiti prima di adottare un provvedimento così drastico. Un’omissione che, a loro dire, rende l’intervento sproporzionato e potenzialmente illegittimo.
I documenti sull’istruzione parentale
La difesa ha inoltre depositato documentazione relativa all’istruzione parentale seguita dalla famiglia. Secondo gli avvocati, la figlia maggiore era regolarmente iscritta agli esami di idoneità e non esistevano irregolarità tali da giustificare un intervento urgente.
Anche l’ipotesi di isolamento sociale viene respinta. I bambini, secondo quanto riferito dai legali, avrebbero frequentato il parco del paese, avuto rapporti con altri coetanei e stretto amicizie, come confermato anche da alcuni residenti di Palmoli.
La relazione dei servizi sociali
Di segno opposto la posizione dei servizi sociali. Nella relazione depositata in tribunale, l’assistente sociale sottolinea che l’intervento non riguarda la scelta di vita alternativa della famiglia, ma esclusivamente la tutela del diritto all’infanzia.
Secondo quanto riportato, all’arrivo nella casa famiglia i bambini presentavano carenze nell’igiene personale, difficoltà di interazione con i coetanei e un evidente imbarazzo nei contesti di gruppo. Elementi che, per i servizi, indicavano una situazione di fragilità da monitorare con attenzione.
Il nodo della mediazione e della lingua
Un altro punto contestato riguarda la comunicazione con la famiglia, di origine anglo-australiana. La difesa sostiene che la barriera linguistica abbia influito negativamente sulla comprensione reciproca e che non sia stato attivato un vero percorso di mediazione familiare.
Secondo gli avvocati, l’assenza di un mediatore avrebbe reso più rigido il rapporto con i servizi sociali, alimentando incomprensioni e irrigidendo le posizioni fin dalle prime fasi dell’intervento.
Una vicenda che spacca l’opinione pubblica
Il caso della famiglia nel bosco è ormai diventato un simbolo. Da una parte chi difende il diritto a una scelta di vita alternativa, dall’altra chi richiama la necessità di garantire ai minori standard educativi e sociali condivisi.
Sui social il dibattito resta acceso. C’è chi parla di accanimento istituzionale e chi invece ritiene l’intervento doveroso. In mezzo, tre bambini che continuano a vivere lontani dalla loro casa e da una quotidianità che conoscevano.
Cosa succede ora
La Corte d’Appello dovrà ora pronunciarsi nel merito, valutando le relazioni dei servizi sociali, le memorie difensive e le eventuali repliche. I tempi non sono stati indicati, ma la sensazione è che serviranno ancora settimane.
Fino ad allora, la storia resta sospesa. Una famiglia divisa, una comunità che osserva e una domanda che continua a rimbalzare: qual è il vero confine tra tutela dei minori e rispetto delle scelte familiari?