Clima teso e polemiche accese questa mattina in Senato, dove l’Aula di Palazzo Madama è stata chiamata a votare la fiducia sulla legge di Bilancio. Quella che doveva essere una discussione tecnica sulla manovra economica si è trasformata rapidamente in uno scontro politico dai toni aspri, con scambi di battute, proteste e richiami all’ordine.
Protagonisti della bagarre Forza Italia e Movimento 5 Stelle, con un intervento finale del presidente del Senato che ha contribuito a chiudere il confronto in modo ironico, ma non senza lasciare strascichi.
L’intervento di Gasparri apre lo scontro
A innescare la polemica è stato l’intervento del capogruppo di Forza Italia al Senato, Maurizio Gasparri, nel corso delle dichiarazioni di voto sulla fiducia. Il senatore azzurro ha esordito ringraziando il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti e l’intero esecutivo per il lavoro svolto sulla manovra.
Via libera del #Senato alla fiducia posta dal #GovernoMeloni sul maxiemendamento alla #Manovra2026 . Al termine della dichiarazioni di voto è andata in scena una protesta di alcuni senatori dell’opposizione che hanno esposto numerosi cartelli – #Giorgetti #Meloni #manovra pic.twitter.com/a3GUBUkC1X
— askanews (@askanews_ita) December 23, 2025
Secondo Gasparri, la legge di Bilancio rappresenta un passaggio decisivo per il Paese, soprattutto in chiave europea. L’obiettivo, ha spiegato, è quello di uscire definitivamente dalla procedura di infrazione, con un conseguente risparmio sugli interessi del debito pubblico e un rafforzamento della credibilità internazionale dell’Italia.
Rating, inflazione e conti pubblici
Nel suo intervento, Gasparri ha rivendicato anche le valutazioni positive delle agenzie di rating, ricordando come in passato i giudizi negativi fossero considerati determinanti nel dibattito politico. Un cambio di rotta che, a suo dire, certifica la solidità della linea economica del governo.
Altro punto sottolineato è stato il calo dell’inflazione, passata dall’8 per cento del 2022 a valori inferiori al 2 per cento. Un dato che, secondo il senatore, avrebbe contribuito a difendere il potere d’acquisto delle famiglie italiane in una fase complessa.
Salari e contratti: la difesa della manovra
Gasparri ha riconosciuto che il tema dei salari resta centrale e che “devono crescere”, ma ha rivendicato un’inversione di tendenza rispetto agli anni precedenti. Il governo, ha sostenuto, avrebbe sbloccato numerosi rinnovi contrattuali, anche nel pubblico impiego, rimasti fermi per lungo tempo.
Nel mirino anche alcuni sindacati, accusati di non voler realmente gli aumenti per i lavoratori dopo aver rifiutato di firmare determinati accordi.
La frase sui “banchi a rotelle” e la reazione del M5S
Il momento più acceso è arrivato quando Gasparri ha pronunciato la frase destinata a far esplodere la polemica: «Certo dobbiamo fare di più, ma non abbiamo comprato i banchi a rotelle. Abbiamo pensato ai bonus libri e ai bonus per la scuola, anche paritaria».
Un riferimento diretto e polemico a una delle misure simbolo adottate durante l’emergenza pandemica, che ha scatenato la reazione immediata dei senatori del Movimento 5 Stelle. Dalle loro file si sono levate proteste, commenti e richiami, interrompendo l’intervento.
Botta e risposta in Aula e nuove provocazioni
Lontano dal ritrarsi, Gasparri ha rincarato la dose replicando alle proteste: «La lingua batte dove la ruota gira. Voteremo a favore perché l’Italia cresca ancora. Fatevi un giro sui banchi a rotelle».
Una battuta che ha alzato ulteriormente la tensione in Aula, trasformando il dibattito sulla legge di Bilancio in un vero e proprio siparietto politico.
L’intervento di La Russa e la chiusura ironica
A riportare l’ordine è stato il presidente del Senato, Ignazio La Russa, che ha tentato di stemperare i toni con una battuta ironica: «Chiudiamo ancora con i banchi a rotelle, sono diventati un cult di quest’aula».
Un commento che ha sancito la fine della querelle, lasciando però la sensazione che il voto sulla manovra sia stato ancora una volta accompagnato da polemiche simboliche, capaci di catalizzare l’attenzione più dei contenuti economici in discussione.