Il nono giorno della guerra nel Golfo Persico si chiude con uno scenario sempre più caotico e ramificato, che non riguarda più soltanto Iran, Israele e Stati Uniti, ma si estende all’Arabia Saudita colpita dai missili di Teheran, alla Norvegia con un’esplosione vicino all’ambasciata americana a Oslo, alla Russia che ammette di sostenere l’Iran, alla Cina che chiede la fine del conflitto. Una guerra che si allarga ogni ora che passa, con fronti aperti su almeno sei Paesi e una catena di eventi che si succedono senza sosta dalla notte alle prime ore del giorno.

Leggi anche:Miami, aereo cargo Amazon esce di pista e travolge alcuni veicoli: almeno cinque vittime, indagini in corso
Leggi anche:Di Battista non è trasferibile in Italia: “Ce la metterò tutta per tornare presto”
Leggi anche:È morto re Harald V di Norvegia, aveva 89 anni: sul trono sale Haakon
Al centro della scena, come sempre, c’è Donald Trump. Il presidente americano ha trascorso parte della giornata a Dover, in Delaware, per la cerimonia di arrivo delle salme dei sei militari statunitensi uccisi il 1° marzo da un drone iraniano nel porto di Shuaiba, in Kuwait. Un momento di raccoglimento pubblico, trasmesso in diretta, che Trump ha commentato con parole che mescolano commozione e determinazione: “Giorno triste. Non so quanto durerà il conflitto, vogliamo un presidente che non ci combatta”. Eppure, poche ore dopo, lo stesso Trump dichiarava a CBS che gli Stati Uniti “stanno vincendo a livelli mai visti prima”.
Nel frattempo, dall’Iran arrivava una notizia attesa da giorni: l’Assemblea degli Esperti ha raggiunto un accordo unanime sulla nuova Guida Suprema, il successore di Ali Khamenei, ucciso nei raid della settimana scorsa. Un nome che ancora non è stato reso pubblico, ma che Trump ha già commentato con una durezza senza precedenti: “Dovrà ottenere la nostra approvazione. Se non la ottiene non durerà a lungo.”
Quello che è successo nelle restanti ore della giornata racconta una guerra che non mostra ancora segni di rallentamento — anzi, si ramifica in direzioni sempre più imprevedibili.