Il centrodestra continua a muoversi su un terreno instabile. Le dimissioni che si sono accumulate nelle ultime ore, i cambi ai vertici di Forza Italia e le tensioni dentro la maggioranza stanno trasformando quello che fino a pochi giorni fa sembrava un semplice contraccolpo politico in qualcosa di più profondo.
Il clima è cambiato rapidamente. Da un lato ci sono le conseguenze del referendum sulla giustizia, che ha colpito il governo più sul piano politico che su quello formale. Dall’altro ci sono le fibrillazioni interne, che ora coinvolgono apertamente anche il partito di Antonio Tajani.

La sensazione, sempre più forte, è che non si tratti più di episodi separati. Le dimissioni di alcuni esponenti del governo, l’uscita di scena di figure simboliche e il rimescolamento degli equilibri parlamentari stanno disegnando una fase nuova, molto più delicata per la maggioranza.
In questo quadro, il passaggio più significativo arriva proprio da Forza Italia, dove il cambio al Senato non sembra aver chiuso le tensioni, ma anzi rischia di averne aperte di nuove.
Il partito prova a descrivere quanto accaduto come un normale avvicendamento interno, una dinamica fisiologica, quasi ordinaria. Ma i segnali che arrivano da dentro raccontano altro: nervosismo, timori, equilibri che si stanno spostando.
Ed è proprio qui che si inserisce il nome di Antonio Tajani, finito improvvisamente al centro di una partita molto più grande del semplice cambio di capogruppo al Senato.
Tajani alza il muro: “Se salta anche Barelli me ne vado”
La frase che fa capire il livello della tensione è netta: “Se salta anche Barelli me ne vado”. È questo, secondo le ricostruzioni, il messaggio fatto arrivare da Antonio Tajani dopo la sfiducia interna che ha portato all’uscita di Maurizio Gasparri dal ruolo di capogruppo di Forza Italia al Senato.
L’arrivo di Stefania Craxi alla guida del gruppo è stato ufficializzato in tempi rapidissimi, con un’assemblea lampo e un voto per acclamazione. Sia l’uscente sia la nuova capogruppo hanno provato a ridimensionare la portata politica del passaggio, parlando di una scelta normale, già prevista e sostanzialmente indipendente dal risultato del referendum.
Ma il quadro complessivo suggerisce il contrario. Perché il cambio al Senato non arriva in un momento qualsiasi: si inserisce in una fase in cui il governo ha già dovuto assorbire le dimissioni di Andrea Delmastro, Giusi Bartolozzi e Daniela Santanchè, mentre i sondaggi segnalano un indebolimento del centrodestra e una crescita dell’opposizione.
Per Tajani, il rischio è che il cambio al Senato possa non essere un caso isolato. Il timore riguarda ora Paolo Barelli, suo fedelissimo alla Camera. E proprio l’ipotesi che possa essere messo in discussione avrebbe portato il leader di Forza Italia a minacciare l’addio.
Gasparri fuori, Craxi dentro: la nuova fase di Forza Italia
Le dimissioni di Gasparri segnano un passaggio pesante negli equilibri del partito. Ufficialmente, l’ex capogruppo ha rivendicato una scelta autonoma, spiegando di aver voluto gestire il momento con equilibrio e senso del dovere. Ma il fatto che l’avvicendamento sia stato salutato con favore anche dagli ambienti vicini alla famiglia Berlusconi racconta che il cambiamento ha una portata politica più ampia.