C’è una data che ogni tifoso italiano ricorda con amarezza: quella della sconfitta nella finale degli spareggi contro la Bosnia, l’ennesima eliminazione che sembrava chiudere definitivamente la porta dei Mondiali 2026. Eppure il calcio, come la politica, riserva colpi di scena che nessuno sa prevedere. La guerra tra Iran e Stati Uniti ha creato un cortocircuito diplomatico e sportivo che potrebbe riaprire quella porta nel modo più imprevedibile possibile.
Il nodo iraniano: decide Teheran, non il ct

In questi giorni il commissario tecnico della nazionale iraniana Amir Ghalenoei ha parlato chiaro ai microfoni dell’agenzia tedesca Dpa: la sua squadra vuole esserci, non ci sono motivi validi per rinunciare, il gruppo è compatto e motivato. Un discorso rassicurante, che però scontra con una realtà ben più complicata.
Perché Ghalenoei non è l’ultimo decisore. Il governo di Teheran lo è. E il governo iraniano ha già dimostrato in passato di non gradire la presenza dei propri atleti sul suolo americano in momenti di tensione politica. Adesso che tra Iran e Stati Uniti è in corso una guerra vera, con morti, missili e blocchi navali, immaginare che Teheran autorizzi la propria nazionale a volare negli USA per giocare a calcio è un esercizio di ottimismo che molti faticano a sostenere.
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Cosa sta studiando la Fifa
Di fronte a questo scenario la Fifa non è rimasta ferma. Secondo le indiscrezioni pubblicate da The Athletic, i vertici del calcio mondiale starebbero lavorando a un super playoff di emergenza: quattro squadre, semifinali e finale secca, tutto da giocare nelle sedi dei Mondiali nei giorni prima del via ufficiale dell’11 giugno. Un torneo lampo che assegnerebbe uno o due posti aggiuntivi per coprire eventuali vuoti.