domenica, Giugno 21

È caduto il governo in Romania: sfiduciato Bolojan con 281 voti su 330

Un record storico e una crisi politica senza precedenti recenti. Il parlamento rumeno ha sfiduciato oggi il primo ministro Ilie Bolojan con 281 voti favorevoli su 330: è la mozione di sfiducia con il maggior numero di consensi nella storia del parlamento di Bucarest. La Romania entra ora in una fase di profonda incertezza, l’ennesima in un paese che tra il 2024 e il 2025 aveva già vissuto l’annullamento e la riorganizzazione delle elezioni presidenziali e la formazione di due governi.

Chi ha sfiduciato Bolojan e perché

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La mozione è stata presentata da un’alleanza insolita: i Socialdemocratici — all’opposizione da aprile, quando si erano sfilati dalla coalizione di governo — e il partito di estrema destra Alleanza per l’Unità dei Romeni (AUR). Due forze politiche che non hanno mai governato insieme e che hanno dichiarato di non volerlo fare. Eppure si sono unite nella richiesta di sfiduciare Bolojan, a cui contestano soprattutto le politiche fiscali adottate negli ultimi mesi.

Bolojan, esponente del Partito Nazional Liberale (PNL), era stato nominato primo ministro a maggio dell’anno scorso con un compito difficilissimo: ridurre il gigantesco deficit rumeno e sbloccare oltre 8 miliardi di euro in fondi europei bloccati per le riforme non attuate. Il suo governo era sostenuto, oltre che dal PNL, dai liberali dell’Unione Salva Romania (USR) e dal partito della minoranza ungherese (UDMR).

Le misure di austerity che hanno fatto esplodere il malcontento

A giugno il governo aveva approvato una serie di riforme di austerity particolarmente impopolari. L’IVA era stata alzata, le accise aumentate, introdotte nuove tasse per il settore bancario e delle scommesse, messo un tetto agli stipendi e alle pensioni dei dipendenti pubblici. A settembre erano arrivate altre misure: riforma del sistema sanitario e di quello amministrativo per tagliare i costi, aumento dell’età pensionabile dei magistrati e introduzione di uno stipendio massimo — poi annullata dalla Corte Costituzionale.

Per i Socialdemocratici restare dentro un governo così impopolare significava esporsi al rischio di perdere consensi a favore dell’estrema destra. La fuoriuscita di aprile e poi la mozione di sfiducia sono stati il risultato di questo calcolo politico.

Il deficit che spiega tutto

Il contesto economico spiega la durezza delle misure adottate da Bolojan. Nel 2025 il rapporto deficit-PIL della Romania era al 7,7% — tra i più alti nell’Unione Europea, molto sopra la soglia del 3% fissata da Bruxelles per non incorrere in procedure di infrazione. Quella contro la Romania è aperta dal 2020. Un deficit di queste dimensioni rendeva il margine di manovra del governo quasi nullo, costringendolo a scelte impopolari per rientrare nei parametri europei.

Cosa succede adesso: l’incertezza totale

La domanda che nessuno riesce ancora a rispondere con certezza è: cosa succede ora? AUR e Socialdemocratici non hanno i seggi sufficienti per governare da soli, e i partiti liberali hanno escluso qualsiasi alleanza con i Socialdemocratici dopo la fuoriuscita di aprile. Un governo tecnico? Un’altra coalizione di emergenza? La Romania non è mai andata a elezioni anticipate nella sua storia — ma questa potrebbe essere la prima volta che la questione si pone seriamente sul tavolo.

L’Europa guarda con preoccupazione. Un paese con un deficit fuori controllo, una procedura di infrazione aperta e ora senza governo stabile è un problema non solo per Bucarest, ma per l’intera architettura fiscale dell’Unione.

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