domenica, Maggio 10

Hantavirus, individuato il paziente zero: cosa cambia adesso

L’Organizzazione mondiale della sanità avrebbe identificato il possibile “paziente zero” del focolaio di hantavirus che ha colpito la nave da crociera MV Hondius. Si tratta di Leo Schilperoord, ornitologo olandese di 70 anni morto durante il viaggio dopo aver sviluppato febbre, problemi respiratori e un rapido peggioramento clinico.

Secondo la ricostruzione delle autorità sanitarie argentine e internazionali, l’uomo avrebbe contratto il virus durante un’escursione di birdwatching nella zona di Ushuaia, in Terra del Fuoco, poco prima dell’imbarco del 1° aprile.

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La pista investigativa porta a una discarica a cielo aperto frequentata da appassionati di avvistamento uccelli, dove sarebbero presenti roditori selvatici considerati possibili portatori del ceppo andino dell’hantavirus.

hantavirus

Cosa sappiamo finora

  • Il paziente zero identificato è l’ornitologo olandese Leo Schilperoord.
  • L’uomo viaggiava da quattro mesi tra Argentina, Cile e Uruguay con la moglie.
  • Il 1° aprile la coppia si è imbarcata sulla nave MV Hondius.
  • I primi sintomi sono comparsi il 6 aprile durante la crociera.
  • L’uomo è morto l’11 aprile dopo gravi difficoltà respiratorie.
  • La moglie è deceduta successivamente in Sudafrica.
  • Le autorità stanno monitorando contatti e passeggeri in più Paesi.

Perché la pista di Ushuaia è così importante

Il dettaglio che sta attirando l’attenzione degli epidemiologi è il luogo visitato dalla coppia olandese pochi giorni prima della partenza. Gli investigatori sanitari ritengono che il contagio possa essere avvenuto vicino a una gigantesca discarica all’ingresso di Ushuaia, zona frequentata da uccelli necrofagi e roditori selvatici.

Secondo le autorità argentine, proprio lì potrebbero essere presenti i ratti dalla coda lunga, considerati tra i principali serbatoi naturali del ceppo Andes dell’hantavirus.

Ma non tutti concordano con questa ricostruzione. La provincia della Terra del Fuoco sta contestando apertamente l’ipotesi, sostenendo che la zona non sia classificata come area endemica e accusando il governo federale di aver puntato troppo rapidamente il dito contro Ushuaia.

Lo scontro tra autorità locali ed epidemiologi

Dietro il caso sanitario sta emergendo anche uno scontro politico ed economico. Ushuaia vive soprattutto di turismo internazionale e crociere verso l’Antartide. L’idea che il focolaio possa essere nato proprio lì rischia di colpire duramente il settore turistico della regione.

Per questo le autorità locali insistono su un altro elemento: la coppia olandese aveva trascorso mesi anche in altre aree della Patagonia considerate endemiche per il ceppo andino dell’hantavirus.

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