domenica, Maggio 10

Hantavirus, individuato il paziente zero: cosa cambia adesso

Alcuni epidemiologi indipendenti ritengono infatti più probabile che il contagio sia avvenuto nelle zone boschive della Patagonia centrale, dove negli ultimi anni sono già stati registrati casi mortali.

Cos’è l’hantavirus Andes e perché preoccupa gli esperti

L’hantavirus è un gruppo di virus trasmessi principalmente dai roditori attraverso urine, saliva e feci contaminate. Nella maggior parte dei casi il contagio avviene inalando particelle presenti nell’aria.

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Il ceppo Andes, coinvolto nel focolaio della MV Hondius, è considerato particolarmente delicato perché è uno dei rarissimi hantavirus capaci di trasmettersi anche da persona a persona in presenza di contatti stretti e prolungati.

Secondo gli esperti italiani, però, il rischio di una diffusione ampia resta basso. Giovanni Rezza, professore di Igiene e Sanità pubblica dell’Università San Raffaele di Milano, ha spiegato che la trasmissibilità umana dell’Andes virus è limitata e richiede condizioni molto specifiche.

Cosa cambia adesso

L’identificazione del possibile paziente zero cambia soprattutto il lavoro delle autorità sanitarie internazionali. Adesso l’obiettivo è ricostruire nel dettaglio tutti gli spostamenti della coppia olandese nelle settimane precedenti all’imbarco.

Questo significa:

  • controlli epidemiologici nelle aree visitate in Argentina e Cile;
  • cattura e analisi dei roditori nelle zone sospette;
  • monitoraggio dei passeggeri della MV Hondius;
  • tracciamento dei contatti avvenuti durante voli internazionali;
  • quarantene precauzionali in Europa.

In Italia, intanto, è già stata attivata la sorveglianza sanitaria per alcune persone entrate in contatto con uno dei casi sospetti durante un volo internazionale.

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Quanto dura l’incubazione del virus

Uno degli aspetti che rende complicato il monitoraggio riguarda il periodo di incubazione. Secondo il Ministero della Salute e gli esperti europei, il virus Andes può manifestarsi anche dopo diverse settimane dall’esposizione.

L’incubazione può variare da pochi giorni fino a 42 giorni. È proprio questo il motivo per cui le autorità stanno adottando quarantene precauzionali molto lunghe per i contatti considerati a rischio.

I sintomi da non sottovalutare

I sintomi iniziali possono sembrare quelli di una normale influenza:

  • febbre;
  • mal di testa;
  • dolori muscolari;
  • nausea;
  • disturbi gastrointestinali.

Nelle forme più gravi possono però comparire rapidamente difficoltà respiratorie severe e insufficienza cardiopolmonare.

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