Alle 15.33 di un mercoledì di febbraio, il cellulare di Andrea Sempio squilla mentre si trova da solo nella sua Fiat Panda. Dall’altra parte della linea c’è una comunicazione apparentemente ordinaria: presentarsi in caserma a Voghera per una notifica. Ma secondo gli atti depositati dalla Procura di Pavia, quel momento segna l’inizio di una sequenza considerata oggi centrale nella nuova inchiesta sul delitto di Chiara Poggi.
Sempio non sa di essere intercettato. Nell’auto sono presenti microspie ambientali e un sistema GPS segue ogni spostamento. Gli investigatori registrano uno sfogo immediato: «Porca put… ancora con questa storia. Quindi, cosa mi devo aspettare? Che c… hanno trovato?».
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Per i magistrati quelle parole rappresentano un elemento rilevante perché pronunciate in un momento di assoluta spontaneità, senza la presenza di avvocati o investigatori. La Procura interpreta quella reazione come il segnale di un forte timore rispetto a possibili nuovi elementi investigativi emersi dopo anni di silenzio.

La corsa all’isola ecologica dopo la convocazione
Subito dopo la telefonata, secondo la ricostruzione contenuta negli atti, Andrea Sempio esce di casa con un sacco della spazzatura. Un dettaglio che gli investigatori considerano anomalo: invece di utilizzare i bidoni condominiali sotto l’abitazione, sale in auto e raggiunge il centro commerciale dove lavora.
Qui si ferma vicino a un’isola ecologica. Lascia il sacco e riparte. I carabinieri del Nucleo investigativo, che lo stavano monitorando, recuperano però il materiale pochi minuti più tardi.
All’interno viene trovato un foglio a quadretti. Da un lato ci sono appunti ritenuti banali, legati a consigli su come approcciare una ragazza. Dall’altro, però, compaiono riferimenti e annotazioni che — secondo gli inquirenti — riportano direttamente ai giorni dell’omicidio di Chiara Poggi.
Cosa sappiamo finora
- Andrea Sempio era intercettato mentre riceveva la telefonata dalla caserma;
- gli investigatori hanno registrato le sue reazioni immediate in auto;
- dopo la chiamata l’uomo ha gettato un sacco in un’isola ecologica distante da casa;
- i carabinieri hanno recuperato il materiale pochi minuti dopo;
- nel sacco sarebbe stato trovato un foglio ritenuto rilevante dagli investigatori;
- la Procura di Pavia considera quei comportamenti “ambigui”;
- restano ancora da chiarire il significato completo degli appunti e il loro collegamento con il delitto.
Le frasi intercettate e il peso delle parole
Nei documenti depositati dai pm Civardi, Rizza e De Stefano compare un passaggio molto netto: «Lo stesso poneva in essere alcuni atteggiamenti ambigui». Una formula che fotografa il nuovo orientamento investigativo della Procura.
Le intercettazioni ambientali effettuate nell’auto di Sempio vengono considerate importanti proprio perché avvenute in momenti nei quali l’indagato pensava di essere completamente solo.
In un’altra registrazione, riportata negli atti, Sempio afferma: «Quando sono andato io il sangue c’era, Stasi ha evitato le macchie». In un diverso passaggio parla invece di Chiara Poggi dicendo: «Bella str*nza, mi ha messo giù il telefono».
Frasi che hanno inevitabilmente riacceso il dibattito pubblico sul caso Garlasco, ma sulle quali la difesa invita alla cautela. L’avvocata di Alberto Stasi, Giada Boccellari, ha sottolineato come sia necessario ascoltare integralmente gli audio e contestualizzare le conversazioni prima di attribuire loro un significato accusatorio definitivo.
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Il ruolo del presunto video intimo di Chiara Poggi
Uno dei punti più delicati emersi nelle nuove indagini riguarda il presunto video intimo tra Chiara Poggi e Alberto Stasi. Un elemento che, secondo gli investigatori, potrebbe avere avuto un peso molto più importante di quanto ipotizzato in passato.
Marco Poggi, fratello della vittima, per anni ha difeso pubblicamente Andrea Sempio. Durante le ultime audizioni davanti ai magistrati, però, alcune sue certezze sembrano essersi incrinate.
Marco ha spiegato di non aver mai mostrato volontariamente quel materiale agli amici, ma ha ammesso una possibile falla: «Può essere successo che io mi sia allontanato un paio di minuti».
Da qui nasce un’ipotesi che lui stesso definisce “folle”: che Sempio possa aver preso una chiavetta USB presente nella stanza di Chiara senza che nessuno se ne accorgesse.
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Le gemelle Cappa e l’allarme pochi giorni prima del delitto
Le nuove testimonianze raccolte dalla Procura di Pavia coinvolgono anche Stefania e Paola Cappa, cugine di Chiara Poggi.
Stefania Cappa ha confermato ai magistrati di essere stata a conoscenza dell’esistenza dei video tra Chiara e Alberto Stasi. Ha raccontato che la cugina ne parlava in maniera tranquilla e senza apparente disagio.
Ma il dettaglio che più colpisce riguarda un episodio avvenuto pochi giorni prima dell’omicidio. Stefania ricorda che, mentre si trovavano nel giardino di casa Poggi, scattò improvvisamente un allarme. Chiara uscì di corsa in strada, spaventata, per controllare cosa stesse accadendo.
Secondo la testimonianza, indossava canottiera bianca, pantaloncini e infradito: lo stesso abbigliamento che aveva il giorno dell’omicidio.
Gli investigatori stanno cercando di capire se quell’episodio possa rappresentare un dettaglio casuale oppure un segnale di paura già presente nei giorni precedenti al delitto.
Cosa cambia adesso
La nuova fase dell’inchiesta sembra concentrarsi sempre di più su un possibile movente legato ai rapporti personali tra Andrea Sempio e Chiara Poggi, oltre che sull’ossessione per i presunti video privati.
Le intercettazioni ambientali, i comportamenti successivi alla convocazione in caserma e le testimonianze raccolte negli ultimi mesi stanno costruendo un quadro investigativo diverso rispetto a quello emerso negli anni precedenti.
Resta però fondamentale distinguere tra elementi investigativi, interpretazioni della Procura e prove definitive. Nessuna decisione giudiziaria conclusiva è ancora stata presa e la posizione di Andrea Sempio dovrà essere valutata nelle prossime fasi processuali.
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