Si arricchisce di nuovi elementi il caso della scomparsa di Alisya e Sarah, le due sorelle di 16 e 12 anni svanite il 6 giugno dalla casa famiglia ‘Ofh Hope’ di Civitella Alfedena, in provincia dell’Aquila. La Procura di Sulmona ha aperto un fascicolo per abbandono di minori nei confronti dei responsabili della struttura, mentre le ricerche si estendono a un’area sempre più vasta.
L’indagine sulla comunità

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I carabinieri di Castel di Sangro hanno effettuato nuovi sopralluoghi nella comunità, dove la stanza delle due sorelle è stata posta sotto sequestro. Gli inquirenti, al momento, escludono l’ipotesi di un allontanamento volontario e concentrano l’attenzione anche sulle misure di protezione della struttura.
Tra gli aspetti al vaglio, il punto da cui le ragazze sarebbero uscite: secondo le prime ricostruzioni, una finestra priva di inferriate. Sia il padre sia il legale della madre hanno intanto accusato la comunità di aver dato l’allarme con eccessivo ritardo.
Telefoni e chat sotto la lente
Un filone centrale riguarda l’analisi dei telefoni in uso agli ospiti della casa famiglia, compresi quelli a disposizione delle due sorelle. Dalle chat sarebbero emersi elementi ritenuti di interesse investigativo, utili a ricostruire contatti e movimenti nelle ore precedenti alla scomparsa.
Parallelamente, gli inquirenti stanno esaminando le immagini delle telecamere di videosorveglianza comunali poste ai due ingressi del paese: alcuni veicoli sarebbero transitati nei pressi della struttura in orari compatibili con la sparizione, tra le 2 e le 6 del mattino.
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Le audizioni
I militari hanno ascoltato più volte il fidanzato di Alisya, un giovane di 18 anni conosciuto all’interno della struttura e oggi residente nella zona. Proprio a lui i responsabili della comunità si sarebbero rivolti, una volta accortisi della sparizione, per chiedere se sapesse dove fosse la ragazza.
Gli investigatori stanno inoltre approfondendo alcuni rapporti personali e familiari emersi dalle audizioni, compresi quelli con la madre delle minori e con alcuni parenti. Da chiarire anche l’eventuale legame con la recente decisione del tribunale di Cassino, che lo scorso 28 maggio aveva restituito la responsabilità genitoriale al padre.