venerdì, Luglio 31

L’eredità non sportiva di Franco Baresi: i rovesci finanziari, le vicende giudiziarie e la protezione del Milan

In campo era un gigante inaffondabile. Un muro invalicabile, dotato di un’intelligenza tattica superiore, capace di alzare la testa e guidare la linea difensiva del Milan e della Nazionale con carisma ed eleganza naturale.

Fuori dai novanta minuti, però, la vita di Franco Baresi ha raccontato un’esistenza ben più vulnerabile e complessa, segnata da dissesti economici, cattivi consigli, contraccolpi patrimoniali e vicende giudiziarie. Una parabola che rappresenta uno degli esempi più emblematici di come una straordinaria ricchezza sportiva possa incontrare insidie devastanti quando incrocia il mondo degli affari opachi e della finanza speculativa.

Gli anni d’oro e la deriva degli investimenti

Durante la sua lunga carriera rossonera, conclusa nel 1997, Baresi è stato tra i calciatori più pagati della Serie A. I contratti firmati sotto la presidenza di Silvio Berlusconi e i ricchi accordi di sponsorizzazione gli avevano permesso di accumulare un patrimonio di primissimo ordine.

Il quadro ha però iniziato a incrinarsi con la fine dell’attività agonistica, nel momento in cui ha provato a convertire i guadagni in attività imprenditoriali. Tra la fine degli anni Novanta e i primi anni Duemila, le partecipazioni in iniziative commerciali — dal settore immobiliare a quello dell’abbigliamento — si sono rivelate fallimentari, erodendo fette consistenti dei risparmi di una vita.

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Il collasso di Credieuronord

Un passaggio chiave di questo impoverimento è legato al tracollo di Credieuronord, il piccolo istituto di credito fondato nel 2000 e travolto quasi subito dai debiti.

Come ricostruito dal giornalista d’inchiesta Gianni Barbacetto, Baresi figurò tra i clienti illustri rimasti incastrati nel rapido collasso della banca, dove perse somme importanti e garanzie prestate su consiglio di intermediari e consulenti rivelatisi del tutto inadeguati.

È qui che emerge un tratto ricorrente della sua vicenda extra-campo: la fiducia concessa a chi, sul piano professionale, non la meritava.

Il 2005 e le vicende giudiziarie

Il punto di massima rottura, sul piano d’immagine ed economico, è arrivato nel 2005. Nel marzo di quell’anno la Polizia Stradale diede esecuzione all’operazione Prestige Cars, smantellando un’organizzazione accusata di riciclaggio di vetture di lusso, falsità in atti e truffe legate a false finanziarie per un valore superiore ai 2 milioni di euro.

Tra le persone arrestate con l’accusa di associazione per delinquere finalizzata alla truffa figurava Maura Lari, all’epoca moglie di Baresi, indicata dagli inquirenti come presunto “ponte” per far entrare i promotori del raggiro negli ambienti vip milanesi. Un’accusa che i legali della donna hanno sempre respinto con forza.

Pochi mesi dopo, ad agosto, lo stesso Baresi si trovò coinvolto in un filone d’inchiesta parallelo, legato a un raggiro ai danni di un gallerista d’arte di Torino a cui erano state sottratte preziose tele, tra cui opere di Lucio Fontana. Secondo la Procura, i quadri transitavano nell’abitazione dell’ex calciatore per fare da “garanzia” e aumentare il valore percepito in vista della rivendita.

Per chiudere la vicenda ed evitare strascichi legali prolungati, Baresi scelse la strada del patteggiamento: una pena di tre mesi di reclusione, convertita contestualmente dal giudice in una sanzione pecuniaria di 5.900 euro.

Il ridimensionamento del patrimonio

Tra sequestri, fideiussioni escusse e risarcimenti, quelle vicende hanno provocato un pesante ridimensionamento delle sue disponibilità economiche, prosciugando gran parte della fortuna accumulata in vent’anni ai vertici del calcio europeo.

Le proprietà immobiliari rimaste e la stabilità finanziaria sono state riorganizzate solo negli anni successivi. E in quel percorso ha pesato in modo determinante un fattore che a Baresi non è mai venuto meno: l’ambiente rossonero.

Il Milan che non lo ha mai lasciato solo

Il club non ha mai abbandonato la sua bandiera. Lo ha accolto prima come allenatore delle giovanili, poi conferendogli la carica di vicepresidente onorario, garantendogli una stabilità professionale e un sostentamento economico solido.

Un legame che, letto oggi, assume un significato più profondo del semplice riconoscimento istituzionale: è stato anche una forma di protezione concreta nei confronti di un uomo che, fuori dal campo, si era trovato esposto più di quanto la sua immagine pubblica lasciasse immaginare.

Una statura morale rimasta intatta

Analizzare le difficoltà patrimoniali e i passi falsi extra-campo non scalfisce la percezione che il mondo del calcio conserva di Franco Baresi. Le peripezie finanziarie e i disastri negoziali hanno restituito il ritratto di un uomo schivo, genuino e talvolta ingenuo nel concedere fiducia alle persone sbagliate.

Ma per il popolo del calcio, e per chiunque lo abbia visto guidare la difesa con il petto in fuori e la testa alta, Baresi è rimasto il “Sei” per eccellenza: il simbolo di un’etica del lavoro, del rispetto dei compagni e di una dignità personale che nessuna tempesta economica è mai riuscita a intaccare.